<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440</id><updated>2011-12-24T17:04:20.942+01:00</updated><category term='2009/02/23'/><category term='2010/03/15'/><category term='2010/03/22'/><category term='2008/10/20'/><category term='2008/11/17'/><category term='2008/10/13'/><category term='2010/02/01'/><category term='2008/10/27'/><category term='2008/11/24'/><category term='2009/01/26'/><category term='2009/01/12'/><category term='2009/11/30'/><category term='2008/12/01'/><title type='text'>I laboratori di Pietre di scarto</title><subtitle type='html'>Libreria Universalia - I laboratori di Pietre di scarto</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>13</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440.post-6407687125424179340</id><published>2010-04-13T10:44:00.002+02:00</published><updated>2010-05-10T16:51:24.390+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2010/03/22'/><title type='text'>22 Marzo 2010</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/S8Qt2XSZb8I/AAAAAAAADSY/bVVvU5ocqZI/s1600/tastiera.bmp" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="199" src="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/S8Qt2XSZb8I/AAAAAAAADSY/bVVvU5ocqZI/s200/tastiera.bmp" width="200" wt="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;22 marzo 2010, altro appuntamento con il laboratorio di scrittura. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Rosa, Lidia, Carmela, Domenico, la piccola Daniela ed io, Romina, assieme alla Prof. Ferro, abbiamo affrontato un nuovo esercizio che, anche questa volta, prendeva spunto da una poesia. Si è trattato di “Il pittore e il pesce” di Raymond Carver, tratta dalla raccolta “Orientarsi con le stelle”.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp; Letta e commentata la poesia ci è stato chiesto di estrapolare dal testo, un vero e proprio racconto scritto in versi, le inquadratura che ci sembravano più significative. L’esercizio, in qualche modo, voleva riproporre quanto fatto da Bruno Lorini e Giulio Mozzi, i creatori di un personaggio fantomatico, tale Carlo Dalcielo. Nel 2007 Dalcielo lesse la poesia e ne ricavò una sceneggiatura in 55 inquadrature. Per ogni inquadratura, invitò altrettanti artisti visivi perché le realizzassero. Il risultato fu oggetto di una mostra nel 2008.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A noi del laboratorio è stato chiesto di fare la stessa cosa. Una volta isolate le inquadrature, ciascuno di noi, a piacere, ne ha scelta una sviluppandola secondo il proprio intuito o la propria ispirazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lidia ha scelto di ispirarsi ai versi “Come faceva a dormire se la sua compagna lo sbeffeggiava dicendo che il tempo stava per finire?”. Scrive di una telefonata tra un uomo e una donna. Lei lo sta lasciando per telefono, ma una voce fuori campo lo esorta ad andare avanti, che la vita continua.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Rosa ha scelto i versi:”Passò accanto a una segheria chiamata ‘la segheria’. Odore di legname appena tagliato, luci dappertutto, uomini che guidavano furgoncini ed elevatori, che si davano un gran da fare…”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Racconta di un apprendista ebanista che, passando davanti ad una segheria, ricorda il suo maestro ed i suoi insegnamenti zen, l’importanza dello spirito che si mischia all’odore del legno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche Carmela ha scelto gli stessi versi, descrivendo tutte le emozioni ed i ricordi che suscita l’odore del legno. I giocattoli, i mobili costruiti con quel materiale, ciascuno richiama sensazioni, ricordi e prospettive future.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Domenico si è, invece ispirato a due versi differenti. Il primo: “Continuò a camminare, ora pioveva, una pioggia leggera che vuole fare il possibile per non dare troppo fastidio a nessuno e chiede in cambio solo che non la si dimentichi”; e il secondo: “…quando era sul punto di disperare, un pesce saltò fuori dall’acqua scura sotto il pontile e ricadde in acqua e poi venne su di nuovo come una saetta per ergersi sulla coda e scrollarsi tutto!”. Da questi due frammenti, Domenico ha immaginato un uomo che cammina sul molo e che guardando la pioggia cadere sul pelo dell’acqua associa quel cadenzare al ritmo dei suoi pensieri e dei suoi ricordi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La piccola Daniela, invece, ha svolto un esercizio totalmente diverso. Scegliendo un disegno con tanti bambini nell’atto di un girotondo, ha descritto la scena soffermandosi sul loro modo di vestire e sul fatto che in quell’immagine ci fossero tanti bambini di razze diverse.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Infine io, Romina ho scelto di affrontare questi versi: “Arrivò davanti a un edificio illuminato dove, in una stanza, c’erano degli uomini che giocavano a carte attorno a un grande tavolo”. Ho immaginato un uomo che si muove silenzioso e meditabondo nella nebbia, con la sua sigaretta. Attratto dalla luce di un lampione che riverbera nella foschia, scopre una bettola con degli uomini che, seduti disordinatamente attorno ad un tavolo, giocano a carte, bevono e barano.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6785046864892185440-6407687125424179340?l=universaliapietrediscarto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/6407687125424179340/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6785046864892185440&amp;postID=6407687125424179340&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/6407687125424179340'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/6407687125424179340'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/2010/04/22-marzo-2010.html' title='22 Marzo 2010'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/S8Qt2XSZb8I/AAAAAAAADSY/bVVvU5ocqZI/s72-c/tastiera.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440.post-3689866539102986484</id><published>2010-04-13T10:43:00.005+02:00</published><updated>2010-05-10T16:51:55.625+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2010/03/15'/><title type='text'>15 Marzo 2010</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/S8Quj6qtgDI/AAAAAAAADSg/L9cG-79o16s/s1600/fiore.bmp" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="199" src="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/S8Quj6qtgDI/AAAAAAAADSg/L9cG-79o16s/s200/fiore.bmp" width="200" wt="true" /&gt;&lt;/a&gt;Il nuovo appuntamento con il laboratorio di scrittura ci ha visti in un numero esiguo rispetto agli appuntamenti precedenti. Assieme alla Prof.ssa Ferro, ci siamo ritrovati in 6: Domenico, Lidia, Rosa, la piccola Daniela, Carmela ed io, Romina.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’esercizio che ci è stato proposto prendeva spunto da due poesie di Clarissa Pinkola Estés, poetessa americana: “rifiutati di cadere” e “la cura”. Due liriche, queste, che lasciano ampio spazio alla speranza, alla forza di rialzarsi dopo una caduta, alla volontà di farlo contro ogni imprevisto.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Dopo quelle letture ci è stato chiesto di riflettere su alcuni modi di dire che riguardano il verbo cadere: “cadere dalle nuvole”, “cadere dalla culla”, “cadere dal letto” etc. Ognuno di noi ha poi scelto il modo di dire che più lo ispirava per buttare giù alcune righe. Lidia, che indiscutibilmente ha prodotto il racconto più bello e toccante tanto da meritarsi un applauso affettuoso, ha scelto “cadere dalle nuvole”. Ha raccontato della nonna che compie cento anni e si ritrova circondata dall’intera famiglia e dai giornalisti che vogliono porle qualche domanda. Tra ricordi e rimbrotti ai nipoti che cadono dalle nuvole, soffia orgogliosa sulle sue cento candeline.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Domenico ha optato, come nel suo consueto e delicato stile, per “cadere nelle braccia di”. Un uomo guarda il fiume scorrere mentre i suoi ricordi si accavallano gli uni sugli altri spinti dalla contingenza del licenziamento in fabbrica. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Carmela ha deciso invece di utilizzare il modo di dire “cadere dalle nuvole” ed ha scritto di una donna incastrata talmente tanto nei suoi pensieri da non sentire neanche il forte trillo del telefono.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Anche Rosa ha optato per lo stesso modo di dire, scrivendo di Tullio, un uomo svanito, distratto e di Gegia, la sua compagna, che lo lascia proprio a causa di quella distrazione, che lo ha portato, una volta, a dimenticare la suocera dal dottore.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;La piccola Daniela ha deciso di scrivere su “cadere dal letto” deliziandoci con un piccolo ed innocente ricordo, scritto alla maniera semplice e disarmante dei piccoli. Ricorda di essere caduta dal letto all’età di quattro o cinque anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Anche io, Romina, ho deciso di utilizzare “cadere dal letto”, scrivendo di un giovanotto, che al mattino si ritrova gambe all’aria senza accorgersene ed invece del morbido conforto del materasso ritrova la dura realtà del pavimento.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6785046864892185440-3689866539102986484?l=universaliapietrediscarto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/3689866539102986484/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6785046864892185440&amp;postID=3689866539102986484&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/3689866539102986484'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/3689866539102986484'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/2010/04/15-marzo-2010.html' title='15 Marzo 2010'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/S8Quj6qtgDI/AAAAAAAADSg/L9cG-79o16s/s72-c/fiore.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440.post-7481590420714669739</id><published>2010-02-08T15:43:00.003+01:00</published><updated>2010-04-13T10:48:40.506+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2010/02/01'/><title type='text'>1 Febbraio 2010</title><content type='html'>&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/S8Qvw_fD0JI/AAAAAAAADSo/qgVJOqSERMQ/s1600/gatto.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/S8Qvw_fD0JI/AAAAAAAADSo/qgVJOqSERMQ/s200/gatto.jpg" width="186" wt="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;Report a cura di Domenico Nava&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Dicono che sia il tempo “dei giorni della merla” ….. per cui è quasi naturale che il freddo che c’invade e la pioggia battente limitino la presenza ai nostri incontri di laboratorio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Nell’incontro di questo lunedì primo febbraio presso la Libreria Universalia, a partecipare all’appuntamento di “Carta, penna e…” siamo in quattro e precisamente Stefano, Lidia, Rosa con la piccola Daniela e il sottoscritto Domenico. &lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Il Laboratorio inizia in modo inusuale, come se ci accingessimo a fare un gioco di carte. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;La coordinatrice, prof.ssa Tita, ci porge dei cartoncini: in ciascuno di essi è indicato uno degli &lt;ingredienti&gt;del racconto, un incipit, un personaggio, un ambiente, un oggetto e una situazione e ci invita a scrivere dietro ciascuna carta una nostra proposta di incipit, di personaggio .... &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Raccoglie poi le carte, le mescola e ce le restituisce a caso, ma in modo che ciascuno di noi le abbia tutte e cinque: ci invita quindi a considerare attentamente le carte che ci sono capitate ed a costruire con quelle un racconto, mantenendo l'incipit che ciascuno ha avuto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Solo Daniela ha un compito particolare: descrivere la sua classe, i suoi compagni, le maestre.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Scriviamo per quindici minuti, ci fermiamo al suo stop e leggiamo quello che abbiamo scritto, meravigliandoci per la creatività di cui ciascuno di noi ha dato prova.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Stefano ha inventato i ricordi di un pensionato; Lidia, l’intreccio sognato con un avvocato; Domenico, l’imbarazzo di un viticoltore; Rosa impegnata nella libreria non ha potuto sviluppare la sua traccia mentre la piccola Daniela si è lasciata andare ai ricordi della sua classe. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/S3AtOZMt9iI/AAAAAAAACsQ/CLptIRPzVu8/s1600-h/vite.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" kt="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/S3AtOZMt9iI/AAAAAAAACsQ/CLptIRPzVu8/s200/vite.jpg" width="133" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Il testo di Domenico&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;strong&gt;Carte&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;Oggetti&lt;/em&gt;: un bracciale; &lt;em&gt;Situazione&lt;/em&gt;: imbarazzo; &lt;em&gt;Ambiente&lt;/em&gt;: un viale; &lt;em&gt;Personaggio&lt;/em&gt;: un giovane viticoltore; &lt;em&gt;Incipit&lt;/em&gt;: Camminava lentamente e beveva molta acqua.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Camminava lentamente mentre beveva molta acqua, come a voler spegnere l’afa di quel sole alto sopra la sua strana estate. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;I suoi occhi osservavano quel viale mentre le mani scorrevano fra i grappoli d’uva. Giovanni aveva deciso che era tempo di arrivare a raccogliere quegli acini neri, e rimase solo a continuare il lavoro. Avanzava in quella lentezza propria d’ogni viticoltore, che già con lo sguardo sceglie gli acini migliori per la sua produzione. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Ma quel suo momento sembrava legato a un pensiero, e si snodava sino a quando gli occhi si posarono ai piedi d’un ramo di vite. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Il luccichio di un bracciale aprì la mente al ricordo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Nel raccoglierlo restò fermo sulle ginocchia e un solo pensiero si mosse. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Era estate, una notte di luna, silenziosa al canto di cicale, lui stava lì, in quel viale e tutto fu rotto da una frase: “ non ho mai assaggiato dei chicchi d’uva al chiarore di questa luce”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Si girò e trovò lei: giovane, sorridente, e dagli occhi capaci d’incendiare tutto il suo animo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Giovanni si era solo occupato di colture, in quel paese che sembrava lontano da tutto il resto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;L’idea di aprire la sua azienda e la casa di famiglia a un agriturismo gli era venuta da un suo amico. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;La sua prima cliente fu lei, Sonia che aveva il fascino sbarazzino dell’età che s’innamora d’ogni cosa. Nel vederla notò subito i suoi occhi, chicchi d’uva coi riflessi del sole, che lo lasciarono senza parole già al primo loro contatto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Lui aveva paura, non sapeva come vincere tutta la goffaggine che sentiva davanti a lei. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;A volte scappava nonostante sentisse una parte di sé trattenerlo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Era tempo di vincere tutto l’imbarazzo d’un momento che in quelle sere aveva sognato, desiderato ogni qualvolta intravedeva lei con le spalle alla luna. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Fu facile sentire la carezza della sua mano in quel piccolo grappolo che porse, molto di più inumidire le proprie labbra del sapore che si univa all’incanto d’un bacio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Scivolarono su se stessi sino a poggiarsi con le ginocchia sull’arido terreno, e il calore del suolo era lo stesso che li penetrava, mentre le mani si univano, come se stessero in preghiera. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Stettero seduti nelle ore della notte, il corpo di lei stretto al suo torace, gambe incrociate in un abbraccio, pudore nudo fra le ombre di stelle, ansimare di fiati come rumore di conchiglia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;L’imbarazzo si era sostituito alla veemenza d’una passione da tenere stretta, sino all’ultima oscurità di quella loro notte, di un solo tempo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Quel bracciale rotolato al piede d’una vite è tutto ciò che può ancora stringere di un amore che ha avuto il respiro d’una notte che non avrà alcuna alba. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/S3AizclNlEI/AAAAAAAACr4/J3U8H4wmi3w/s1600-h/William%2520Burroughs,%2520London,%25201988.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="136" kt="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/S3AizclNlEI/AAAAAAAACr4/J3U8H4wmi3w/s200/William%2520Burroughs,%2520London,%25201988.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Il Testo di Stefano&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;INCIPIT: “il vento scompigliava i capelli quando gli occhi rivedevano il mare”;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;PERSONAGGIO: “un pensionato”;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;OGGETTI: “la sigaretta, una penna, gli occhiali”;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;AMBIENTE: “ un rifugio alpino”;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;SITUAZIONE: “una maestra rimprovera il suo alunno”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Qui forse un tempo “Il vento scompigliava i capelli quando gli occhi rivedevano il mare”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Qui si assiste solo al disagio&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;degli uomini e delle donne&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;che muovendosi lì dal basso tracciano percorsi che sfiorano soltanto il mare. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I loro occhi non comprendono il mare. I loro capelli rimangono indifferenti al vento.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono oramai confinato, recluso, trincerato. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ciò che ero può soltanto svegliarmi di notte, ricordarmi l'incubo in cui sono destinato. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Rinchiuso in questa periferia ed impossibilitato all'azione, al più piccolo movimento. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi trascino stancamente nei pochi centimetri rimastomi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Spinto dal rotolare di questa sedia a rotelle. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si compatisce così, con disprezzo, con ilare gioia la mia nuova vita da persona in pensione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il mio appartamento, al quarto piano di un orribile palazzo. La mia sedia lurida e lercia. Le scale sempre sporche e buie mi allontanano.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fuori, l'agglomerato di case tirate su paurosamente mi rimandano solo disagio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Io inforco occhiali per vedere nel buio di questi pensieri, per comprendere – se mai potrò farlo – chi mi siede accanto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Spengo e lascio cadere la cenere delle infinite sigarette. Riempio con disprezzo ogni contenitore. Raccolgo cenere e semino cenere. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lascio che il suo odore riempia tutti gli spazi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Riempio pagine di inutili parole, lascio scivolare l'inchiostro di una penna appena raccolta sulle tue carni.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E piove. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E continua a piovere.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E acqua che cade continuamente&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Acqua che arriva in fondo e che trascina e che inzuppa piedi e che ti mette in ammollo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Io ormai vedo soltanto questa pioggia cadere la guardo in trasparenza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lo scivolio, il suo rotolio il trascinare l'immondo &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Credevo di essere fuggito di essermi messo a riparo da questi tetti di immondizia, da questa pietà umana.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Così m'invento un rifugio, un luogo che non mi conosce e non conosco.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi invento dei sentieri dei vergini percorsi dei rifugi alpini&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi invento maestre che rimproverano alunni perché si danno cazzotti in faccia, ma amabilmente.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6785046864892185440-7481590420714669739?l=universaliapietrediscarto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/7481590420714669739/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6785046864892185440&amp;postID=7481590420714669739&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/7481590420714669739'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/7481590420714669739'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/2010/02/1-febbraio-2010.html' title='1 Febbraio 2010'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/S8Qvw_fD0JI/AAAAAAAADSo/qgVJOqSERMQ/s72-c/gatto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440.post-2215178322848363316</id><published>2009-12-03T10:07:00.008+01:00</published><updated>2010-04-13T10:49:22.681+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2009/11/30'/><title type='text'>30 Novembre 2009</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeEKxntRzI/AAAAAAAACfE/hcE6HtVPbMc/s1600-h/clip_image002.gif"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5410938797962381106" src="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeEKxntRzI/AAAAAAAACfE/hcE6HtVPbMc/s200/clip_image002.gif" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 161px;" /&gt;&lt;/a&gt;Report a cura di Romina Arena&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il terzo appuntamento del Laboratorio di scrittura creativa “Carta, penna e…” presso la Libreria Universalia, si è svolto alla presenza di quei pochi che hanno resistito allo sciame di virus che stagionalmente si abbatte sui comuni mortali. Così, decimati dall’influenza, ci si è ritrovati raccolti intorno ad un solo tavolino dei due solitamente occupati. Tra un kleenex, uno starnuto ed un colpo di tosse (perché nessuno è mai davvero immune!) abbiamo affrontato la contestualizzazione del protagonista di un racconto. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Azioni, interiorizzazioni, scelte che portano a prendere una strada piuttosto che un’altra e tutti i fattori che vi ruotano intorno, contribuiscono a caratterizzare la struttura, l’ambiente, in poche parole, la vita del personaggio principale del nostro racconto.&lt;br /&gt;Rendere al meglio ad un potenziale lettore il contesto e l’intimità del narrato significa principalmente imparare ad osservare tanto con gli occhi quanto col cuore, diventando un’unica cosa con l’immagine, i personaggi, i luoghi, reali o virtuali, di cui si vuole raccontare.&lt;br /&gt;A questo proposito, l’esercizio propostoci è consistito nello scegliere una fotografia e, dopo essersi fatti risucchiare, letteralmente, dai particolari, dai soggetti, dall’ambiente ma anche dalle sensazioni suscitate a pelle da questo scrutare, “ascoltare” il personaggio, riuscire a raccontare che cosa possa esserci prima, durante e dopo (ma anche sopra, sotto, davanti e dietro) quel particolare fotogramma. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeEhlwpAAI/AAAAAAAACfM/U75YbeK6JeU/s1600-h/clip_image002.gif"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5410939189915615234" src="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeEhlwpAAI/AAAAAAAACfM/U75YbeK6JeU/s200/clip_image002.gif" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 151px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Domenico&lt;/strong&gt;, nuova acquisizione del laboratorio, ha scelto la foto di una ragazza che, occhiali inforcati e penna tra i denti sembra intenta ad analizzare attentamente un testo scritto. Una partitura, un contratto, una lettera? Helen, pelle color cioccolata, mani curate e pupille in cui si riflettono le persone a lei care, ha tra le mani un contratto che potrebbe cambiarle la vita. Oppure no. Nel frangente in cui tutti i sacrifici fatti assumono la concretezza di una prospettiva futura, un lavoro, la realizzazione personale, Helen ripercorre contestualmente i momenti più fulgidi, sereni ed innocenti della sua vita legati alla quotidianità ed all’intimo mondo familiare. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Rosa&lt;/strong&gt;, scegliendo per sé l’immagine di un ragazzo scarmigliato della più profonda provincia americana, immagina il suo rientro a casa, probabilmente da un viaggio. Sguardo vissuto, barba incolta, capelli scuri che scendono a lambire le spalle ed un cane, moderno Argo, che ha atteso il suo ritorno. Volto da Cristo, è scelto per impersonare il figlio di Dio in una rappresentazione religiosa in prossimità della Pasqua. Nel frattempo la barba crescerà per permettere a questo figliol prodigo post-moderno di incarnare appieno il ruolo che la Comunità, in uno slancio di comprensione o semplicemente per le sue fattezze, ha voluto affidargli. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeF1a1BDtI/AAAAAAAACfs/UlF4uzLDzRQ/s1600-h/clip_image002.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5410940630090190546" src="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeF1a1BDtI/AAAAAAAACfs/UlF4uzLDzRQ/s200/clip_image002.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 135px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Claudia&lt;/strong&gt; ha scelto, tra quelle disponibili, l’immagine di un bimbo. Bocca spalancata, timidi dentini che vi si affacciano, occhietti sprimacciati nello sforzo di un urlo. Rabbia, fastidio? I bambini, si sa, sono oggetto ora della curiosità, ora dello stupore, ora dell’affetto sconfinato di parenti, amici e semplici conoscenti. Dalla prospettiva del pupo, che mal sopporta l’eccessiva attenzione intorno a sé, il vortice di volti con occhi scrutanti, mani che lo blandiscono oppure agitano, un po' da ebeti, giochini per neonati, deve essere risultato estremamente molesto. Protestare?&lt;br /&gt;A parole è difficile per un poppante, ma a dimostrare il proprio disappunto per un fotografo inopportuno non servono discorsi prolissi. Allora Claudia immagina che quella smorfia sia l’estremo atto di insofferenza del pupo, immortalato a futura memoria, per dimostrare la propria frustrazione nei confronti di un’eccessiva attenzione causa e motivo di una crescita, diremmo, fin troppo vivace.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeE13yHCMI/AAAAAAAACfc/CMVtfQPbuyk/s1600-h/clip_image002.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5410939538350999746" src="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeE13yHCMI/AAAAAAAACfc/CMVtfQPbuyk/s200/clip_image002.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 198px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 191px;" /&gt;&lt;/a&gt;Io, &lt;strong&gt;Romina&lt;/strong&gt;, ho scelto di utilizzare, per il mio racconto, l’immagine di un anziano signore, molto affezionato alla bottiglia e abbastanza indifferente a quello che gli gira intorno che siano le folate di vento sulla sua pelle nuda, che siano mosche e zanzare impertinenti, che sia il pesante ricordo della moglie imbecille.&lt;br /&gt;A tenerlo a galla, è quel piacevole stordimento dell’ubriacatura, cura e malattia, ferita e penicillina della sua esistenza scarmigliata, anarchica. Misera.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeE-Ukhh5I/AAAAAAAACfk/Hc36vEZZ1cw/s1600-h/clip_image002.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5410939683517597586" src="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeE-Ukhh5I/AAAAAAAACfk/Hc36vEZZ1cw/s200/clip_image002.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 192px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 190px;" /&gt;&lt;/a&gt;Anche la piccola &lt;strong&gt;Daniela&lt;/strong&gt;, la figlia dei titolari della libreria, ha voluto partecipare al laboratorio: ha&lt;br /&gt;scelto la foto che ritrae Will e Jaden Smith in una scena del film “La ricerca della felicità”.&lt;br /&gt;Su un foglio del quadernone ha scritto:&lt;br /&gt;&lt;vedo&gt;.&lt;br /&gt;Una bella conquista per il nostro laboratorio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Helen, di Domenico&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Helen, sente fra sé l’esitazione, in quel foglio che a breve andrà a consegnare.&lt;br /&gt;Il suo sguardo torna, insieme a tutti i suoi pensieri, su quell’inchiostro che determinerà la sua scelta.&lt;br /&gt;Andare via per cercare il suo futuro, è duro per lei come sentire quella penna fra i suoi denti.&lt;br /&gt;Ed è lì, ferma nel suo spazio, occhi lontani da ogni cosa, cuore che pulsa come se ogni punto di quel contratto, crei le barriere al futuro che avrebbe voluto.&lt;br /&gt;Helen e i suoi ventisei anni, nata a New York in uno di quei quartieri dove ogni giorno senti la fatica.&lt;br /&gt;La sua pelle ha il colore della cioccolata, e le sue pupille ora hanno il riflesso delle persone a lei care.&lt;br /&gt;Le mani dalle unghie curate stringono quel foglio ed è come se ogni momento della sua vita le passasse davanti, le carezze della madre, le ginocchia di suo padre su cui cullarsi, il suo primo vestitino importante e a natale, tutti in piedi a recitare la loro preghiera.&lt;br /&gt;Ma lei aveva studiato per questo momento, senza sapere di dover pensare al tormento che nel suo cuore avrebbe portato.&lt;br /&gt;Ed è per questo che ogni goccia di quel sudore, che ora avverte come se le trasudasse addosso, è servito per offrirle questa speranza.&lt;br /&gt;Sembra interminabile quel tempo che la trova seduta a stringere ogni certezza, e l’aria segna quella titubanza come se non volesse scompigliare la sua nera chioma, come se volesse spingerla indietro così da non lasciare nessun suo ricordo.&lt;br /&gt;Helen è ora la fotografia di tutto il suo passato, ma se solo si specchiasse mentre tiene stretta quella penna fra le labbra, vedrebbe la donna che lei sta concretizzando.&lt;br /&gt;Ed è lì, in quel suo gesto immobile, che sta nascendo la parte di lei che sa di dover firmare quel contratto.&lt;br /&gt;La sua consapevolezza smuove lentamente il pensiero stretto, sino a slacciarlo nodo per nodo, sentimento per sentimento, ed è come aver rivissuto il suo percorso, ed essere pronta per portarlo avanti.&lt;br /&gt;Si lei sa che non è il frangente su cui potersi fermare, né di piangere sulle cose che sa di dover lasciare.&lt;br /&gt;Prima che quel sudore arrivi a bagnare del tutto i suoi fogli, dovrà spingere la sua mano sino a quella penna e lasciare che niente le rimanga come dolore e il suo nome in calce a quel contratto è il primo varco che la vita le offre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il beato Quartino, di Romina&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sgabello era sfondato e costringeva ad una postura rigida per non stramazzare al suolo. Tutto dentro quel corpo era teso in quello sforzo, eppure non sembrava. L’occhio lucido di febbre e le spalle curve sembravano sciolti nella penombra di quella stanza solcata da eserciti di mosche e zanzare fastidiose ed inopportune. Lo sguardo perso dentro l’ennesimo bicchiere di vino restituiva più che una semplice fotografia. Piuttosto una lastra. Sfuggiva a quella figura rarefatta, sovrastata da un equilibrio instabile e precario, una mano attraversata da spasmi convulsi.&lt;br /&gt;-Non è il vino – diceva c&lt;span style="font-family: 'Georgia','serif'; font-size: 12px; mso-bidi-: ITfont-family:'Times New Roman'; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: #00FF; mso-font-kerning: .5pt;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeEtbJAhGI/AAAAAAAACfU/4ioYEIRsSiA/s1600-h/clip_image002.jpg"&gt;&lt;span style="text-decoration: none; text-underline: nonecolor:blue;"&gt;&lt;shapetype coordsize="21600,21600" filled="f" id="_x0000_t75" path="m@4@5l@4@11@9@11@9@5xe" preferrelative="t" spt="75" stroked="f"&gt; &lt;stroke joinstyle="miter"&gt;&lt;/stroke&gt;&lt;formulas&gt;&lt;f eqn="if lineDrawn pixelLineWidth 0"&gt;&lt;/f&gt;&lt;f eqn="sum @0 1 0"&gt;&lt;/f&gt;&lt;f eqn="sum 0 0 @1"&gt;&lt;/f&gt;&lt;f eqn="prod @2 1 2"&gt;&lt;/f&gt;&lt;f eqn="prod @3 21600 pixelWidth"&gt;&lt;/f&gt;&lt;f eqn="prod @3 21600 pixelHeight"&gt;&lt;/f&gt;&lt;f eqn="sum @0 0 1"&gt;&lt;/f&gt;&lt;f eqn="prod @6 1 2"&gt;&lt;/f&gt;&lt;f eqn="prod @7 21600 pixelWidth"&gt;&lt;/f&gt;&lt;f eqn="sum @8 21600 0"&gt;&lt;/f&gt;&lt;f eqn="prod @7 21600 pixelHeight"&gt;&lt;/f&gt;&lt;f eqn="sum @10 21600 0"&gt;&lt;/f&gt;&lt;/formulas&gt;&lt;path connecttype="rect" extrusionok="f" gradientshapeok="t"&gt;&lt;/path&gt;&lt;lock aspectratio="t" ext="edit"&gt;&lt;/lock&gt;&lt;/shapetype&gt;&lt;shape alt="" button="t" href="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeEtbJAhGI/AAAAAAAACfU/4ioYEIRsSiA/s1600-h/clip_image002.jpg" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5410939393223459938" spid="_x0000_i1025" style="height: 150pt; width: 101.25pt;" type="#_x0000_t75"&gt;&lt;imagedata href="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeEtbJAhGI/AAAAAAAACfU/4ioYEIRsSiA/s200/clip_image002.jpg" src="file:///C:\DOCUME~1\PROPRI~1\IMPOST~1\Temp\msohtmlclip1\01\clip_image001.jpg"&gt;&lt;/imagedata&gt;&lt;/shape&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;on la bocca impastata. E quelle parole venivano su dalla trachea come una mano emerge dal mastice.&lt;br /&gt;- Non è il vino, è il dolore. Tu lo sai cos’è il dolore? È questo cappello che mi stringe la testa.&lt;br /&gt;Biascicava cose senza senso, credevo io. Lui sembrava sorridere, ma era solo una smorfia che concretizzava la sbornia sfuggita ed impiastricciatasi con la sua barba schizzata qua e la di macchie rossastre.&lt;br /&gt;-Vedi cosa mi resta, dopo la zappa ed una moglie imbecille? Mi resta questo quartino e questa stanza umida, buia e lercia.&lt;br /&gt;Mi feci piccola dentro il giubbotto. Era inverno, fuori c’erano due metri di neve ed il camino in casa era spento. Non sentiva la frusta del freddo sulla pelle nuda. Le maniche arrotolate, la camicia aperta fino al quarto bottone, la finestra spalancata alle sue spalle e nemmeno un brivido.&lt;br /&gt;Il vino – pensai- e sembrò leggermi nel pensiero; mi indicò con uno scatto secco del mento e disse: “Il freddo è per gli astemi”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6785046864892185440-2215178322848363316?l=universaliapietrediscarto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/2215178322848363316/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6785046864892185440&amp;postID=2215178322848363316&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/2215178322848363316'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/2215178322848363316'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/2009/12/30-novembre-2009.html' title='30 Novembre 2009'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SxeEKxntRzI/AAAAAAAACfE/hcE6HtVPbMc/s72-c/clip_image002.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440.post-5775863003578377626</id><published>2009-03-16T15:38:00.007+01:00</published><updated>2010-04-13T10:50:10.131+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2009/02/23'/><title type='text'>23 Febbraio 2009</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfFsZ7cgIiI/AAAAAAAAB84/lt0-iwPnHwg/s1600-h/rothko-orange%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328159026865775138" src="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfFsZ7cgIiI/AAAAAAAAB84/lt0-iwPnHwg/s200/rothko-orange%5B1%5D.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 154px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;em&gt;Report a cura di Luigi Varano&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il laboratorio del 23 febbraio '09 si è aperto con la lettura di alcuni brani, tratti dal romanzo di Nicholas Sparks “Le parole che non ti ho detto”, edito in Italia da Frassinelli nel ’98 e, successivamente, da Sperling &amp;amp; Kupfer nel 2008; romanzo che nel ’99 ha anche vinto il premio Selezione Bancarella. L’Autore, nato nel Nebraska, è considerato uno degli scrittori emergenti della nuova generazione.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;“Le parole che non ti ho detto” narra la toccante storia d’amore tra Theresa e Garret.Sulla base della lettura di brevi passaggi dalle lettere che nel Romanzo hanno una parte importante, la professoressa Ferro ha proposto un esercizio in cui occorreva scrivere, in prima persona o attraverso la creazione di personaggi reali o fantastici, le parole che una persona non ha voluto o potuto dire quando le si è presentata l'occasione.Patrizia si è rivolta alla sua gatta, poi tristemente scomparsa, ricordando di quando le dava il latte e del tempo passato ad osservarla, mentre si aggirava per casa.Anche la piccola Daniela ha partecipato al laboratorio, ma per lei c 'era un esercizio più adatto, la descrizione di una foto. Lei ha visto con precisione ciò che in essa era raffigurato, un tavolo con sopra dei fiori, dei libri, una pianta ed una stampante, che, in realtà, era una vecchia macchina da scrivere; ma si sa che i bambini di oggi sono condizionati, nel loro modo di vedere la realtà, dalle moderne tecnologie che hanno sotto gli occhi.Rosa, nel suo esercizio, ha evidenziato la difficoltà delle persone di realizzarsi individualmente; la difficoltà di comunicare con gli altri; di vivere in una società di massa in cui spesso si è solo un numero; di non poter sviluppare una forte identità individuale, dato che siamo tutti omologati nei gusti, nelle aspirazioni, nelle idee e nello stile di vita; il fatto che le persone non possano più autodeterminarsi liberamente, perché la politica ha invaso tutti gli spazi sociali e l’aumento dei conflitti interpersonali, dovuto alla presenza di tanti stranieri e, di conseguenza, di culture che, a volta, entrano in contrasto tra loro.Dario ha scritto una storia d’amore tra un uomo, guardiano di un faro, situato nella Bretagna francese, ed una donna enigmatica, che va via, sbattendo la porta, lasciando lui alla difficoltà del suo lavoro, svolto in una triste solitudine, a volte interrotta dalla compagnia del gatto Malachia. Allora, il guardiano, un uomo dagli occhi vivissimi e azzurri ed una bella barba bianca, scrive una lettera a questa donna, di nome Diana, confessandole che non è riuscito ad amarla e che non era pronto per lei, donna dal carattere forte, quasi come quello di una leonessa. Perla ha scritto un breve componimento, quasi una poesiola molto breve ed essenziale, in cui ha evidenziato la difficoltà di comunicare con le parole che, a volte, non si dicono permancanza di tempo, a volte vengono taciute, perché non è il momento adatto per dirle, per accorgersi, quando si è finalmente disposti a dirle, che non è più il tempo adatto.Romina ha scritto una storia, sullo sfondo di una campagna assolata, forse del nostro Meridione, intitolata “L’arsura del santo”, incentrata sulla figura di un uomo misterioso di nome Carmine, e della nipote, Rosalia, che intuisce la morte del nonno e ricordando quanto da lui ha avuto, giunge a dire quel grazie che non ha trovato il tempo di dirgli mentre era vivo.Lidia ha scritto quello che avrebbe voluto dire a suo padre, quand’era ancora in vita, comunicandogli quell’affetto che non è mai riuscita ad esprimergli con le parole.Libero ha espresso il dispiacere per la lontananza di una persona cara; ha ricordato una stanza, ormai vuota e con il letto sfatto, i libri e i dischi di jazz e le serate passate a bere vodka, in compagnia di questa persona.Pino, nel suo esercizio intitolato “Nina”, ha scritto di una giovane ragazza, studentessa alle medie o al liceo, schernita, con battute feroci, dalle sue compagne, che non la comprendono; questa ragazza cerca mentalmente le parole adatte per mettere al loro posto le compagne, ma quando giunge l'occasione non dice nulla, non riesce a far valere le sue ragioni e si rimprovera impietosamente per non esser riuscita a farsi rispettare.Rosanna ha scritto dell’incontro di una donna, di nome Sara, con un maestro spirituale, che le cambia la vita, facendole capire, in maniera più ricca, le parole che esprimono i sentimenti, soprattutto l’amore universale.Io, in un breve incipit, avevo cominciato a raccontare, in prima persona, degli episodi della mia vita, in cui avrei voluto dire determinate parole o parole diverse, senza riuscirvi; ed anche casi, in cui avrei dovuto rimanere in silenzio e, invece, ho parlato a sproposito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfFtujeA35I/AAAAAAAAB9A/B2pRKzIPWL0/s1600-h/Carrubo.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328160480718544786" src="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfFtujeA35I/AAAAAAAAB9A/B2pRKzIPWL0/s200/Carrubo.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 167px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Romina&lt;br /&gt;L’arsura del santo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L’afa soffocava ogni pensiero. Per le strade neanche i cani, tutti corsi a cercare uno spicchio di ombra contro il riverbero del sole.Le vecchie da dietro le finestre sgranavano i loro rosari postprandiali, buttando di tanto in tanto un occhio fuori alla calura della terra battuta. La loro attesa devota trepidava come trepidante era il paese esposto al solleone. Fu in mezzo alla canicola che Carmine si addormentò, il giorno della festa del Santo, poco prima della processione.“Questa sarà una buona annata” sussurrò tra le labbra e fu l’ultima cosa che gli sentirono dire.&lt;br /&gt;La strada crepitava, il cado era insopportabile, ma Rosaria avvertì come un lampo attraversarle il petto, come l’urgenza gelida di uno scongiuro.“Carmine dorme”, le sussurrarono all’orecchio.“Carmine non dorme – contestò lei- Carmine non c’è, è andato via. E sai cosa mi resta, ora, di quell’alito di vita che ho trascorso, quella si, alla sua ombra? Un grande rimpianto ed una profonda rabbia. Quella che si prova a non essere in grado di discernere tra una scostante e fredda indifferenza ed una dignità nobile e riservata. L’incapacità di saper leggere la vita nella durezza delle mani, in quella pelle inaridita dal tempo, mappa di rughe e terreno arido. Questo è stato e mentre Carmine serrato nel suo silenzio viveva e appassiva, io me ne andavo inconsapevole di quello che mi stava lasciando: un ricordo doloroso fatto di cani, di funghi, di terra argillosa. Fatto di alberi, vendemmie e fagioli. Un ricordo di carezze ruvide, legna bruciata e partite a rubamazzo. Nell’arsura sono rimasta confusa e sconvolta a sussurrare le parole non dette: "Grazie nonno"&lt;grazie&gt;.&lt;grazie&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfFubQZN_eI/AAAAAAAAB9I/gydbk5kWToM/s1600-h/treno.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfGJJYKu2QI/AAAAAAAAB9w/NPaZA7k9JZw/s1600-h/316758-FB~Treno-Posters.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328190628355299586" src="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfGJJYKu2QI/AAAAAAAAB9w/NPaZA7k9JZw/s200/316758-FB~Treno-Posters.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 150px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Rosanna&lt;br /&gt;Le parole che non ti ho detto&lt;/strong&gt;Il treno sfrecciava veloce, rumoroso, in quel giorno di primavera avanzata.Era già l’alba! Lei pensò: “Da sette ore sono su questo treno” e si accostò al finestrino per guardare fuori: il paesaggio era cambiato, non era quello a lei famigliare, anche la luce che diffondeva il giorno nel suo divenire era diversa, i suoi occhi la percepivano addirittura ne sentiva il gusto, un gusto scialbo, una nebbiolina filtrava questa luce o per meglio dire chiarore. Era l’inizio di un alba del Nord.Lei amava molto viaggiare, abbandonarsi al correre del treno, entrare nel viaggio con piacere, ma questa volta era diverso, tutto quello che la circondava le appariva squallido, lo scompartimento dove si trovava lo guardava con occhi diversi, non come le altre volte che si rannicchiava anche in un angolo, felice di essere li, aspettando l’arrivo, la meta.Era un altro viaggio questo.“Si va”aveva detto ai suoi amici, alle persone a cui teneva di più. La sua mente tremava pensando a quei momenti di saluti, di commiato con la promessa di rivedersi presto. E se questo non fosse successo? Il suo cuore provò una fitta. Angoscia. Quante cose capiva adesso! Capiva la misura dell’amore che la legava alle persone, alle cose, alla sua terra, alla sua gente in quel momento. Quante cose capì che avrebbe voluto dire e non aveva mai detto, tanto pensava:”C’è tempo. Lo farò dopo, in un momento più adatto!”Poi la vita ti travolge e te ne ricordi su un treno che fischia perduto nella vasta pianura.Con il cuore stretto avrebbe voluto urlare l’amore che provava per tutto ciò che lasciava. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfFvFNxFqAI/AAAAAAAAB9Q/hNtKbHHgBfU/s1600-h/contadina.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328161969541588994" src="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfFvFNxFqAI/AAAAAAAAB9Q/hNtKbHHgBfU/s200/contadina.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 127px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Lidia&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;L'Aurelia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L'Aurelia andava in montagna due volte al mese.Una volta per comprare il carbone e un'altra per comprare la legna.Io mi regolava e quando pensavo che era arrivato il giorno previsto, interrompevo la mia lunga passeggiata e l'aspettavo insieme a Pico, il mio cane, in un punto bellissimo che chiamavano “il vento”.La vedevo da lontano salire su per la stradina sterrata tutta curve, inconfondibile nel suo passo dondolante, con una verga in mano.-E vui ca'?-Ogni volta la stessa domanda, come se ci ritrovassimo per pura combinazione.Camminavamo lentamente e passo dopo passo mi raccontava dei suoi figli lontani, del marito che non c'era più, dell'alluvione, della sua giovinezza, delle sue sorelle, dei lavori pesanti, sempre come se li raccontasse per la prima volta, aggiungendo magari qualche particolare che improvvisamente le veniva in mente.Arrivate, si apriva il corpetto e da un fazzoletto annodato toglieva i soldi con cui acquistava il fascio d'erba, poi si caricava sulla corona l'immane peso.Io la sgridavo e le dicevo che, benedetta donna, poteva portarsi un asinello, ma lei mi spiegava paziente che la sua asinella era “piccirella e le piaceva rimbuliarsi Pimpe Pimpe”.Arabo per me questo suo parlare soprattutto nei primi tempi della nostra amicizia.Ma pensate che al ritorno l'Aurelia si mostrasse stanca? Nient'affatto.Passo svelto, passo sicuro, sceglieva anche con leggerezza scorciatoie che avrei detto impossibili.Mi invitava a casa sua, attizzava il fuoco e metteva a bollire per me le castagne più grosse.Mi sedevo accanto a lei che sferruzzava e continuava a parlare. Avrei preferito accucciarmi lì per terra, ai suoi piedi e appoggiare la testa sul suo immenso grembo per farmi trasmettere la pace, la semplicità antica che traspariva da tutta la sua persona, per assaporare quel suo forte odore di cose sane, di terra, di erbe, di legna bruciata.Passava il tempo. Quando si faceva buio bussava Romildo, un suo vecchio corteggiatore: si sedeva Romildo, serio serio anche lui accanto al fuoco, mangiava qualche castagna e se ne stava per tutto il tempo zitto, mentre l'Aurelia ed io trattenevamo a stento il riso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfFxXsVEvHI/AAAAAAAAB9Y/l1FctfPuP0E/s1600-h/Hopper_Nighthawks_m.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328164486006488178" src="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfFxXsVEvHI/AAAAAAAAB9Y/l1FctfPuP0E/s200/Hopper_Nighthawks_m.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 109px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Libero&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Le parole che avrei voluto dirti&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sono 5 mesi che non ci sei più, sento moltissimo la tua mancanza ogni volta che guardo la tua stanza; è rimasta nello stesso identico modo in cui l’hai lasciata, il letto sfatto, le tende chiuse e la tua scrivania incasinata dai libri che amavi leggere.&lt;br /&gt;Mi fermo sempre ad osservare quel poster in bianco e nero raffigurante il tuo volto, lo guardo e penso alle serate passate a bere vodka e ad ascoltare la radio, che mandava sempre brani dell’epoca d’oro del jazz.&lt;br /&gt;Mi ricordo che ti aveva colpito molto la voce di Bilie Holiday, la regina del blues, con quella voce cosi ruvida e penetrante.&lt;br /&gt;Già, Billie Holiday, tanto abile a cantare quanto a farsi del male, ad autodistruggersi con l’alcol e con le droghe.&lt;br /&gt;Autodistruggersi: ecco quello che stavamo facendo, ci stavamo facendo del male, non ci volevamo bene abbastanza.&lt;br /&gt;Eravamo giovani e innocenti; non comunicavamo mai, neppure con lo sguardo.&lt;br /&gt;Le nostre incursioni nella felicità, se c’erano, si erano fatte ormai abbastanza rare e il nostro rapporto era tenuto in piedi soltanto dalla mia vitalità e da quel minimo di ottimismo che mi portavo ancora appresso.&lt;br /&gt;La sera, dopo cena, ti guardavo negli occhi per cercare di catturare un tuo sorriso o una tua espressione: mi accorsi presto che il tuo sguardo cominciava a velarsi di vuoto con evidenza immutabile.&lt;br /&gt;Perché quando potevo farlo non l’ho fatto?&lt;br /&gt;Succede sempre così, quando hai qualcuno accanto non ti accorgi della sua importanza finché non c'è più.&lt;br /&gt;Avrei voluto dirti tante cose, parlarti della mia vita e conoscere qualcosa anche di te.&lt;br /&gt;Non mi hai mai raccontato i tuoi sogni, i tuoi progetti. Perché?&lt;br /&gt;Solo una volta accennasti ad un episodio che però riguardava un passato ormai troppo remoto; mi parlasti di un figlio, che non era nato e mi dicesti che quello era stato uno sbaglio&lt;br /&gt;Vedi, non sono molto bravo a comunicare le emozioni con le parole, preferisco scriverle, ma devo essere travolto dalla disperazione e con il cuore a pezzi per mettere la penna sulla carta.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6785046864892185440-5775863003578377626?l=universaliapietrediscarto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/5775863003578377626/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6785046864892185440&amp;postID=5775863003578377626&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/5775863003578377626'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/5775863003578377626'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/2009/03/23-febbraio-2009.html' title='23 Febbraio 2009'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfFsZ7cgIiI/AAAAAAAAB84/lt0-iwPnHwg/s72-c/rothko-orange%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440.post-8751317443173719063</id><published>2009-02-23T11:41:00.006+01:00</published><updated>2010-04-13T10:50:48.790+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2009/01/26'/><title type='text'>26 Gennaio 2009</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfF7qYDC-DI/AAAAAAAAB9g/7m8KjZDs6bk/s1600-h/bertini.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328175802095958066" src="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfF7qYDC-DI/AAAAAAAAB9g/7m8KjZDs6bk/s200/bertini.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 137px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;Ci troviamo ancora presso la Libreria Universalia per il nostro laboratorio di scrittura, a cadenza quindicinale da quando abbiamo deciso di alternarlo con il laboratorio di lettura: siamo in 9, mancano Dario, Luigi, Pino e Patrizia, ma dopo la &lt;pausa&gt;sono ritornati Giusy ed Antonio, ancora un po' malconcio, ed arrivano con un po' di ritardo due &lt;nuovi&gt;, Jacobs e Davon, mormoni, che abitano nelle vicinanze della Libreria e che Lidia ha invitato a condividere la nostra esperienza.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Oggi l'input alla scrittura è dato da un cortometraggio messicano, En lo espejo del cielo, che vediamo grazie ai &lt;potenti&gt;messi a disposizione da Rosa e Giovanni.&lt;br /&gt;Il corto dura solo 10 minuti, poche scene immerse in un silenzio quasi irreale, rotto solamente dal rumore di aerei di passaggio e dell'acqua. Un ragazzino, figlio di contadini, sogna di poter far propria un’immagine, quella di un aeroplano che, tutti i giorni, sorvola il piccolo specchio d’acqua, accanto alla sua baracca. &lt;lo&gt;.&lt;br /&gt;Vediamo il film due volte per capire meglio ed anche perché l'arrivo dei due ritardatari lo richiede. Tita Ferro ci chiede di raccontare il fatto e, mentre Rosa richiama alla memoria quanto abbiamo visto, cerchiamo di integrare con quei particolari che ha dimenticato o tralasciato perché li ritiene meno importanti. Per breve tempo ci scambiamo impressioni e giudizi tutti positivi: qualcuno sottolinea il ritmo narrativo di straordinaria efficacia, altri la spontanea interpretazione del giovane protagonista, le espressioni del suo viso, il suo sguardo terrorizzato quando pensa di aver distrutto l’aereo e l'espressione di una indicibile gioia nella libertà raggiunta con la liberazione dell’aereo dalla trappola di legno. L'ultima inquadratura, fa notare Tita, è dedicata interamente al bambino a braccia aperte di fronte all'azzurro del cielo, che si è aperto un varco tra le nuvole. Quindi ci invita a scrivere per dieci minuti, raccontando la storia dal punto di vista del bambino, della madre, dell'aeroplano oppure di qualunque altra figura presente nel corto, ricordandoci che il porci da un punto di vista particolare vuol dire vedere solo una parte, non tutto (la madre non vede ciò che avviene al di fuori del suo piccolo raggio di azione, tra le mura domestiche e il piccolo cortile).&lt;br /&gt;Dopo 15 minuti leggiamo: c'è chi ha raccontato dal punto di vista del bambino, chi della madre, chi dell'aeroplano improvvisamente chiuso in gabbia, chi ha guardato con ... gli occhi della mucca, &lt;incuriosita&gt;dal comportamento insolito del suo piccolo amico; Perla, come al solito, ha condensato in poche righe le sue emozioni di fronte al corto, aggiungendo che la musica le è sembrata inquietante.&lt;br /&gt;Alle 19.30 il Laboratorio si conclude: i nostri due nuovi amici mormoni dicono di essersi trovati molto bene con noi e promettono di tornare.&lt;br /&gt;Tita ci raccomanda di continuare e completare le nostre storie e di mandargliele via e.mail per poterle pubblicare sul blog di Universalia: ci ricorda, prima di salutarci, che il prossimo incontro sarà dedicato al laboratorio di lettura.&lt;br /&gt;Noi decidiamo di fermarci a chiacchierare: cominciamo a conoscerci e parlare ci fa piacere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6785046864892185440-8751317443173719063?l=universaliapietrediscarto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/8751317443173719063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6785046864892185440&amp;postID=8751317443173719063&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/8751317443173719063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/8751317443173719063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/2009/02/26-gennaio-2009.html' title='26 Gennaio 2009'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfF7qYDC-DI/AAAAAAAAB9g/7m8KjZDs6bk/s72-c/bertini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440.post-4629311668138093758</id><published>2009-01-27T10:34:00.011+01:00</published><updated>2010-04-13T11:06:39.139+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2009/01/12'/><title type='text'>12 Gennaio 2009</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfF8eU4u0xI/AAAAAAAAB9o/fxiM8CaHqCw/s1600-h/Swamp_acrylic_painting.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328176694600586002" src="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfF8eU4u0xI/AAAAAAAAB9o/fxiM8CaHqCw/s200/Swamp_acrylic_painting.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 150px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;A cura di Patrizia.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo la pausa dalle vacanze di Natale, il 12 Gennaio riprende il solito appuntamento del lunedì presso la libreria Universalia. Quando io e Pino arriviamo verso le 18.30, in ritardo, i partecipanti sono seduti attorno alla professoressa Tita Ferro con il foglio dell’esercizio da svolgere; ci associamo pure noi e continua il laboratorio. E' presente anche Daniela, la figlia di Rosa e Giovanni, i librai, seduta ed attenta, anche se ha solo cinque anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tita Ferro ci dà delle foto da guardare e legge l'Esercizio:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“&lt;em&gt;Osserva le fotografie che ti vengono date e scegline una, quella che ti colpisce di più, anche se non sai ancora bene perché.&lt;br /&gt;Fermati poi ad osservarla senza pensare troppo, osserva, con attenzione, in silenzio: il silenzio non è mutismo ma tensione di ascolto ed apertura di cuore. Abbandonati all’immagine.&lt;br /&gt;Quindi fa’ un passo ulteriore: entra nella fotografia, immagina di camminare nel luogo e di parlare con le persone, se ci sono, interrogale ed ascolta la loro storia. Anche un paesaggio può custodire una storia che vi si è svolta in tempi lontani o recenti.&lt;br /&gt;Prenditi poi una decina di minuti per raccontare che cosa hai visto ed ascoltato e per dare un titolo alla tua storia&lt;/em&gt;”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cosi ciascuno di noi, dopo aver preso una cartolina in particolare, scrive per 10 minuti le proprie impressioni:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Antonella ha descritto la scena di due bambini che assaporano la neve.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Rosa ha raccontato la storia di un fumettista che di prima mattina si mette al lavoro e di un usignolo curioso che viene risucchiato nel fumetto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Dario la scelto la foto dell’urlo di Munch non perchè gli piace ma perchè lo angoscia particolarmente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Lidia racconta la foto delle ragazze tutte vestite uguali che guardano il mare coi piedi immersi nell’acqua e di una più piccolina con il vestito diverso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Antonio ha scelto la foto del nonno, che ascolta i programmi di una radio d’epoca insieme ai nipotini ed improvvisamente la radio trasmette musica del periodo della seconda guerra mondiale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Pino ha commentato la foto del pupazzo disegnato da Osvaldo Cavandoli, la Linea, che andava forte nel carosello degli anni ’70.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Patrizia ha accennato ad un nonno che tiene tra le braccia la sua nipotina per proteggerla dai pericoli di casa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche la piccola Daniela, tra la meraviglia di tutti, mostra il foglio dove ha scritto in caratteri stentati, che “dal libro escono fogli e diventano uccelli”: siamo sorpresi delle possibilità che il laboratorio di scrittura offre a tutti, anche ad una bambina che ha appena imparato a scrivere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ed anche a Perla, nuova partecipante, che dice di essere interessata al Laboratorio: non ha scritto su nessuna foto perchè era indecisa, ma ne mostra due che più di altre l'hanno colpita e Tita le consiglia di portarsele a casa e di scrivere con calma quello che le verrà in mente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’incontro è un continuo confrontarsi ed un mettersi alla prova tra i partecipanti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di seguito i testi dei partecipanti, quelli che sono pervenuti a Rosa: forse la lettura sul sito di Universalia invoglierà gli altri ad una partecipazione più piena.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/Sdmv8ZgPokI/AAAAAAAAB8g/4hPU2WJrTUo/s1600-h/urlo_munch.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SdmwRSO4lOI/AAAAAAAAB8w/N5i5AvIGiCo/s1600-h/urlo_munch.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5321478245713482978" src="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SdmwRSO4lOI/AAAAAAAAB8w/N5i5AvIGiCo/s200/urlo_munch.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 165px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Dario&lt;/strong&gt;Quando apro gli occhi, la scena che mi si presenta davanti è un po' complicata. La visione è come ovattata. I miei movimenti e i suoni sono così rallentati da rendere quasi impossibile che la voce e io stesso possa arrivare su questo ampio stradone che mi si apre davanti. Non so dove sono. Il nome che mi ronza nel cervello non lo conosco e mi innervosisce, diventa quasi subito un suono di sottofondo. Cerco di focalizzare lo sguardo su quello che mi sta attorno: ho alle spalle una montagna, a destra il mare, a sinistra le case di un paese. La concentrazione è difficile da mantenere; le linee sono troppo generiche, i colori sono solo accennati, quasi a sfumare il contorno. Ombre? Sì, ho capito, sto sognando. E questo sogno non mi piace. E allora urlo perché questa disarmonia mi sconvolge e mi fa perdere l'equilibrio. L'urlo spezza la mancanza di sincrono e tutto si spacca in mille pezzi. Una cosa sola rimane e c'era anche all'inizio. E, mentre mi sveglio, mi domando che cosa voglia dire Munch.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SdmwOKypmdI/AAAAAAAAB8o/pQ1bOkQ0LZs/s1600-h/libri+che+volano.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5321478192176404946" src="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SdmwOKypmdI/AAAAAAAAB8o/pQ1bOkQ0LZs/s200/libri+che+volano.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 160px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Daniela&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dal libro escono fogli e diventano uccelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il testo di Perla&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tracce di un’altra vita&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;e un altro me&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;in questo infinito&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;dove se non sarò vittima&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;sarò carnefice&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;forse di bambini come i miei&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;che valgono meno delle patate e dei coloni&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;tracce di un’altra realtà&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;sarà l’àncora alla follia dell’orrore?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il talismano che mi farà tornare? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il testo di Rosa&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;-Cammino……Scontro tra due persone………&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;-Scusa...abbasso gli occhi…un nichelino…..torno a fotografare il David di Michelangelo…… Mi ricordo del nichelino … Lo raccolgo … Sarà caduto a quel sign… alzo gli occhi in direzione di colui che poco prima avevo scontrato … a quella bellissima signorina…….Vado o non vado …. Vado o non vado …….Vado o non vado…….vado!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Driiiiiiinnnnn!!!! Blocco la sveglia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Danilo si sveglia di buon mattino; é primavera e Dexter, l’usignolo, che dopo il frastuono della sveglia lo accompagna in un più dolce risveglio, l’osserva cinguettando.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Intanto sul suo tavolo da disegno il “fumettaro” esibisce la sua arte “con grandi pennellate”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Denise, la biondina del suo sogno diventa nel suo fumetto Sabella, fotografata da un insistente fantasma follemente innamorato di lei: Sabella ama le lusinghe e si lascia fotografare; d’un tratto però succede che Dexter vista la finestra aperta (Danilo voleva respirare il sole mattutino oltre che vederlo) si tuffa verso il foglio da disegno attirato da un bruchetto che intanto era entrato (Abbandonando il ramo di ciliegio, che quasi entrava in casa, su cui poggiava cinque minuti prima). L’usignolo viene d’incanto risucchiato da un vortice ed all’istante trasformato in fumetto? -“Che bello i fiori colorati…….Ehi Sabella…….”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;-Sii!!!!!!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E intanto Danilo continua a disegnare con le sole tinte del bianco e nero.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il testo di Lidia&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Perché tu sei il mare&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perché tu sei il mare:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;infinito, ribelle ed amico&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;corriamo gioiose da te.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le senti le ascolti&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;le nostre allegre canzoni che il cuore&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;inventa come speranze di vita?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma perché solitario e solenne proprio ora riposi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sembri stanco, annoiato, sdegnoso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tu che eterno, a tutti ridoni&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;l'ebbrezza perduta e regali, cortese, sereni&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;pensieri di pace!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Splendore di bianco, di verde, di azzurro infinito,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di dolci sussurri, di nenie, di canti di terre lontane.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Guardate, guardate si sveglia,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;e per noi, col tramonto del sole&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;che tutto l’indora&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;sorride scherzoso ai nostri chiassosi giochi innocenti&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;e s’arruffa e gorgheggia&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;e felice s’inebria di tanto clamore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perché tu sei il mare,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;l’amico nostro di sempre,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;verremo domani ancora da te&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;a mostrarti con mani intrecciate&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;e conchiglie e collane e ghirlande di alghe odorose&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;che tu dispettoso nascondi&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;per dirci superbo e sornioneche ancora e ancora ci attendi&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6785046864892185440-4629311668138093758?l=universaliapietrediscarto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/4629311668138093758/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6785046864892185440&amp;postID=4629311668138093758&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/4629311668138093758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/4629311668138093758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/2009/01/12-gennaio-2009.html' title='12 Gennaio 2009'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SfF8eU4u0xI/AAAAAAAAB9o/fxiM8CaHqCw/s72-c/Swamp_acrylic_painting.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440.post-1082563288700316726</id><published>2008-12-16T12:10:00.007+01:00</published><updated>2010-04-13T10:54:19.061+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2008/12/01'/><title type='text'>1 Dicembre 2008</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SVix2bJ3T5I/AAAAAAAABcM/YjDDtT76tB0/s1600-h/pollack1.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5285169711279460242" src="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SVix2bJ3T5I/AAAAAAAABcM/YjDDtT76tB0/s200/pollack1.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 134px;" /&gt;&lt;/a&gt;a cura di Giusy&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco è arrivato il solito lunedì pomeriggio. Inizia l'attesa piacevole di un incontro che stimola la curiosità e il confronto fra i nostri mondi: il laboratorio di scrittura.&lt;br /&gt;Ogni incontro mi mette nella gradevole attesa di scoprire il nuovo esercizio che ci regalerà la possibilità di cercare ancora un po' dentro di noi e di comunicarlo con serenità.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Oggi ci viene chiesto di riflettere sulla creatività e sulla difficoltà che spesso abbiamo a seguirla per paura di rompere gli schemi, l'esercizio ci chiede quindi di riscrivere una storia già nota da un punto di vista diverso da quello dello scrittore.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Gli esempi destabilizzano un po' le nostre certezze: Biancaneve e i sette nani dal punto di vista della matrigna, il lupo e l'agnello secondo il lupo, i Promessi Sposi raccontati da don Rodrigo ...&lt;br /&gt;Dopo i classici dieci minuti di panico e riflessione, inizia la sagra della nostra creatività che ci consente sempre di meravigliarci l'uno dell'altro e di conoscerci un po' di più.&lt;br /&gt;Antonio si è lasciato interrogare dal lupo che incontra Cappuccetto Nero subito dopo aver fatto un lauto pasto di Cappuccetto Rosso. Scopriamo così che il bosco è pieno di tranelli non solo per le bimbe che vanno a visitare la nonna!&lt;br /&gt;È poi il turno di Rosa che invece ci fa conoscere il pensiero degli acini d'uva matura che sono contenti di essere ben cresciuti, ma cambiano rapidamente opinione quando si accorgono che una volpe si sta avvicinando con aria golosa… Se gli acini ingrassano troppo rischiano di cadere proprio nelle sue fauci!&lt;br /&gt;Luigi invece ci racconta la storia di un burattino di legno di nome Pinocchio ma dal punto di vista di una strana impresa costituita da un gatto ed una volpe. Questa impresa ha le idee molto chiare su come investire i quattrini del povero burattino..&lt;br /&gt;Dario e Lidia ci propongono una visione insolita, ma sempre molto avvincente, dei Promessi Sposi.&lt;br /&gt;Dario racconta come l'Innominato medita mentre si sta realizzando il rapimento di Lucia, lui , che è un uomo di mondo, a certi piccoli problemi non bada molto, è solo una questione di affari.&lt;br /&gt;Lidia ci presenta invece una stupenda scena in cui don Rodrigo spiega che rapire Lucia è un bene per tutti perché la ragazza, procace ed affascinante, fa girar la testa a tutti i maschietti del circondario. È meglio anche per Renzo se la si nasconde un po'!&lt;br /&gt;Io invece ho raccontato di come il nano Brontolo ha vissuto l'arrivo di Biancaneve nella sua vita prima circondata solo dagli altri nani. Scopriamo così che la vita dei sette nanetti era un po' più selvaggia senza le cure di Biancaneve e che l'ordine e la pulizia adesso imposti non sono sempre facili da accettare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SVivuRvujZI/AAAAAAAABb0/hIKZ5Kq4ECk/s1600-h/VOLPE+UVA.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5285167372291706258" src="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SVivuRvujZI/AAAAAAAABb0/hIKZ5Kq4ECk/s200/VOLPE+UVA.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 155px;" /&gt;&lt;/a&gt;L’uva e… la volpe&lt;br /&gt;di Rosa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Un grappolo di uva matura: ”Ohi Ohi ! sono così appesantita; gli acini così grossi e succosi mi tirano verso terra. Penzolo gravosamente! Ora casco!&lt;br /&gt;Ma chi m’osserva da dietro quel tronco? Una volpe?&lt;br /&gt;Ehi ragazzi trattenete il fiato. Guardatela lì in attesa. Non aspetta altro che divorarci.&lt;br /&gt;Ehi linfa basta! Devo ricordare al contadino di non annaffiarci più cosi tanto…..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SVivx0lqX-I/AAAAAAAABb8/vy9NK99t_rI/s1600-h/ilgattoelavolpe.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5285167433184337890" src="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SVivx0lqX-I/AAAAAAAABb8/vy9NK99t_rI/s200/ilgattoelavolpe.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 175px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il Gatto e la Volpe&lt;br /&gt;di Luigi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Io sono il Gatto e lui è la Volpe. Io sono cieco, da entrambi gli occhi e lui è zoppo. Lui si appoggia a me, dalla parte della zampa offesa, ed io mi lascio guidare da lui, che ha una vista fuori dal comune. Siamo compagni; anzi, di più, amici fraterni. Condividiamo spesso la cattiva sorte, raramente quella buona. Niente e nessuno potrà mai dividerci. Da giorni, camminiamo per la campagna, senza meta, alla ricerca di Pinocchio. L’avete visto? Dove si sarà cacciato quel piccolo birbante? Quello lì è un combinaguai di prim’ordine! Pensate… quand’era ancora un pezzo di legno, un pezzo di legno da catasta, non certo pregiato, di quelli che d’inverno si bruciano per far bollire una pentola di fagioli… ebbene… per quel pezzo di legno, mastro Ciliegia e il sor Geppetto hanno litigato, si sono azzuffati e insultati a colpi di asino e somaro. E poi cosa ti combina, quel piccolo furfantello! Appena suo padre finì di scolpirgli i piedi, lui scappò di casa, rivoluzionando un intero borgo, correndo di qua e di là. Per fortuna, un carabiniere pose fine alla sua fuga, riacciuffandolo. Ma questo tutore dell’ordine, per paura che Geppetto, come punizione, picchiasse quel povero burattino, mise in carcere il malcapitato falegname e mandò Pinocchio libero di correre per i prati appresso alle farfalle. Ma non è finita qui! Quel poco di buono di un burattino ha addirittura ucciso il Grillo-parlante, colpendolo sulla testa con un martello di legno; e poi ha venduto per quattro soldi il suo abbecedario, per pagare l’ingresso e vedere il teatro dei burattini. Proprio l’abbecedario che suo padre, uscito dal carcere, aveva comprato, vendendo la sua giacchetta, pur di mandare a scuola il figlio. Ma quel dannato di un burattino non vuole studiare, vuole solo fare il vagabondo dalla mattina alla sera. Misero Geppetto, che ora muore di freddo in maniche di camicia. Adesso, Pinocchio se ne va bighellonando, a far vedere a tutti le monete d’oro, avute in dono da Mangiafuoco, per aver salvato dai carboni ardenti il povero Arlecchino. Allora, ditemi voi, se un tipo così scavezzacollo e irresponsabile non merita di essere derubato? Quelle monete d’oro, io e la Volpe, ce le sogniamo la notte! Il nostro è diventato un pensiero fisso, quasi un’ossessione! Sogniamo di passarcele di mano in mano, di tenerle bene al caldo nelle nostre tasche, di guardarle e ammirarle per ore e ore, come se potessimo centuplicarle, solo con la forza del pensiero. Appena messe le mani su quelle monete, io e la Volpe potremo cambiar vita. Basta con la miseria e la fame! Niente più mazzate, per aver preso un tozzo di pane! Faremo la vita dei nababbi, serviti e riveriti. Mangeremo nelle migliori osterie; berremo vino pregiato e dormiremo nei letti più comodi e soffici degli ostelli più costosi. Perché a noi questa vita dovrebbe essere negata? Cos’abbiamo mai fatto di male? Cos’abbiamo meno dei ricchi signori? Tutt’altro. Abbiamo sentimenti nobili, noi due. Pensate che volevamo convincere Pinocchio a piantare le sue monete nel campo dei miracoli, per farle diventare duemila, da cinque che sono. E questo, non è un nobile sentimento? Ma Pinocchio ha rifiutato categoricamente. Con quelle cinque monete d’oro, lui vuole comprare per suo padre una bella casacca nuova, tutta d’oro e d’argento e con i bottoni brillanti, e un abbecedario per sé, perché vuole andare a scuola e mettersi a studiare sodo. Ditemi voi, se si può esser più grulli di così? Ma dove sarà finito quel birbante? Forse, è tornato a casa dal padre? Forse, ha seguito di nuovo il teatro dei burattini di Mangiafuoco oppure è diventato un ciuchino nel paese dei balocchi? Quest’incertezza è penosa! Ma chi spunta sulla strada all’orizzonte? Ma sì… è proprio lui… è Pinocchio! Presto Volpe, indossiamo questi sacchi, per non essere riconosciuti, nascondiamoci dietro questa grossa siepe e prepariamoci all’agguato!&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SViw3HsmAnI/AAAAAAAABcE/QO6lOSR8KXw/s1600-h/l%27innominato.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5285168623724659314" src="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SViw3HsmAnI/AAAAAAAABcE/QO6lOSR8KXw/s200/l%27innominato.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 156px;" /&gt;&lt;/a&gt;Capovolgimenti nei Promessi Sposi&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Di Dario&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Oscura e tempestosa, tempestosa e oscura è la notte. Tuoni e fulmini squarciano l’aria nel castello iper-protetto del potente Innominato. Nome datogli per timore e per paura e la cosa adesso comincia a piacergli, dopo le sue gesta dei giorni scorsi. Osserva la notte quest’uomo e gli viene in mente che il sorriso che taglia il suo viso è sinonimo di vanità. Come quel testo della Vulgata, l’Ecclesiaste: Quello che è accaduto non è qualcosa di cui gloriarsi, è solo vanità! Il sorriso però non va via, mentre passa a cose pratiche; quest’uomo deve calcolare sempre le mosse del suo nemico per primeggiare. Il Griso, ad esempio, per lui è un’ottima pedina da sguinzagliare; possiede un cervello fino e abilità pratiche. È da sfruttare, inoltre, questa sua dipendenza dalle donne. La parola donna lo riporta a quell’angelo che è appena stato qui. Gli angeli sono difficili da corrompere, refrattari alla seduzione, privi solitamente di un lato debole. Lucciole di Dio, nel quale quest’uomo non crederà mai più, non dovrebbero essere malleabili da un uomo comune. La sua mente è stata addestrata però, col freddo acciaio della battaglia e istruita alle migliori tecniche diplomatiche. L’Innominato, in modo imprevisto da lui stesso, c’è riuscito! Stavolta non fa nessun tentativo per evitare di sorridere, si sposta dalla finestra al letto, siede e inizia a liberarsi dell’armatura dalla quale mai si separa durante il giorno. Indossa la camicia da notte sopra il gambeson, il suo giubbotto di maglia che lo difende sempre. Leva i gambali e le ghette di ferro dell’armatura. Si corica. Il suo animo ancora freme per quell’atto di supremo predominio, potere umano sul divino avvenuto nei giorni scorsi e mai accaduto prima, almeno per la sua memoria. Quanto ne soffrirà quel frate, suo ex commilitone, Cristoforo! Quanto aveva fatto per aiutare lei e il suo giovane promesso sposo. Dove l’ha portato il suo Gesù Cristo? La provvidenza è una fola per gli sciocchi! Quel giovane, Renzo, presto sarà accalappiato dai suoi bravi mandati sulla sua strada a Milano. Quest’uomo intanto, si muove nel letto per trovare la posizione migliore, dopo aver posto il suo lungo spadone dentro il letto e accanto a sé. Punirà immantinente quel Rodrigo, invece; va redarguito per dare l‘esempio. L’Innominato troverà qualcuno per sostituirlo e nella stessa Como. Un rumore. La mano del principe si muove sull’impugnatura, poi si sente un tonfo sordo e repentino alla porta. Lo riconosce e lascia l’impugnatura. – Avanti! - E’ la sua donna di servizio. Senza neanche alzarsi o guardarla, intima: -Niente alcool per i miei uomini, dillo al mio secondo. Domani si parte alle prime luci dell’alba-. Questo principe sente i passi della donna che escono fuori dalla stanza e non può che sorridere. Sì, intende deflorare di nuovo quella schiava, quella Lucia, nei prossimi giorni. La userà come madre dei suoi figli. Queste cagne del popolo s’innamorano sempre in queste situazioni. Ne vede già i segni. -In settimana sposerò la Monaca, così è deciso, e mi prenderò anche i suoi domini. Se suo padre parlerà, saprò come tacitarlo. Così ho deciso e così farò. – Così dice tra sé e sé, prima di concedersi alle tre ore di sonno, come fa ogni notte. L’Innominato ha ripreso il suo nome e lo userà per diventare principe delle sue terre, un principe già temuto e presto ancora più spietato.&lt;br /&gt;Sottomettere i superbi, perdonare i vinti! &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6785046864892185440-1082563288700316726?l=universaliapietrediscarto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/1082563288700316726/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6785046864892185440&amp;postID=1082563288700316726&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/1082563288700316726'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/1082563288700316726'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/2008/12/1-dicembre-2008_16.html' title='1 Dicembre 2008'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SVix2bJ3T5I/AAAAAAAABcM/YjDDtT76tB0/s72-c/pollack1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440.post-8609072710707481</id><published>2008-12-16T09:11:00.008+01:00</published><updated>2010-04-13T10:53:04.645+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2008/11/24'/><title type='text'>24 Novembre 2008</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7hCR_O8qI/AAAAAAAABd0/arh_QbubIxE/s1600-h/venta918891407.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295917641138893474" src="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7hCR_O8qI/AAAAAAAABd0/arh_QbubIxE/s200/venta918891407.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 153px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;a cura di Rosa&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solito appuntamento ogni lunedì alle ore 18 nella libreria Universalia : arrivano i partecipanti al Laboratorio di scrittura creativa che, ormai, da più di un anno, si svolge puntualmente, e l'ambiente improvvisamente si anima di saluti, esclamazioni di gioia, che interrompono il racconto che io, Rosa, e la professoressa Ferro, coordinatrice del laboratorio, facevamo a Luigi, ritornato dopo un anno di assenza e desideroso di conoscere quello che avevamo fatto.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Con Dario, Lydia, Antonio (un nuovo partecipante-New Entry), Pino e la sua fidanzata, Patrizia, prendiamo posto intorno al tavolo: mancano Vanessa e Giusy.&lt;br /&gt;Nell’aria percepisco un non so che di frizzante, mi sembra di cogliere un certo entusiasmo da parte di Antonio e Luigi, l’uno per la nuova esperienza che si appresta a fare, l’altro perché riprende una esperienza che evidentemente gli è piaciuta ( lo spero).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’ inizio dell’incontro presentiamo i libri che ciascuno di noi ha scelto da proporre agli altri. Patrizia innamorata di Pirandello ci propone Uno nessuno, centomila; Pino un libro intitolato L’arte di saper tacere di cui ora mi sfugge l’autore e la sottoscritta propone The importance to being Ernest di Oscar Wilde, in una traduzione che, secondo me, sacrifica il testo il cui il titolo diventa L’importanza di essere fedele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una canzone di Renato Zero, Mentre aspetto che ritorni, tratto dall’album ”Il dono” del 2005, è il primo input per l'esercizio di scrittura creativa: la Coordinatrice lo legge, ma la prossima volta ci organizzeremo per ascoltarlo cantato dall'Autore, per coglierne l’intero significato.&lt;br /&gt;Poi ci è stato proposto un brano dal romanzo “Lo spazio bianco”, di Valeria Parrella , Einaudi 2008, che inizia con le parole Non sono buona ad aspettare. L’Autrice è nata nel 1974 a Napoli dove tuttora vive ed ha inoltre pubblicato “Mosca più balena” e ”Per grazia ricevuta”, entrambi per i tipi della Minimum Fax. Terzo testo, una poesia della poetessa polacca Wislava Szymborska, nata nel 1923, a cui è stato conferito il premio Nobel per la letteratura nel 1996. La poesia, Il gatto in un appartamento vuoto, è tratta dal libro: “Vista con granello di sabbia, Adelphi, 2004.&lt;br /&gt;La Coordinatrice a questo punto ci chiede quale delle tre interpretazioni dell’attesa ci è piaciuta di più. Sono tre forme d’arte differenti: una canzone, una prosa ed una poesia.&lt;br /&gt;Alcuni scelgono la poesia non in quanto tale, mi è parso di capire, ma perché l’attesa per gli animali è sempre abbandono ed alla morte del padrone non sono capaci di metabolizzare il lutto e quindi non conoscono la rassegnazione.&lt;br /&gt;Altri preferiscono la canzone: il -lui- è ben presentato mentre si preoccupa di mettere tutto a posto a casa nell’attesa che -lei- torni , confermandole e riconfermandole che la ama ed in ogni caso sarà li ad aspettarla.&lt;br /&gt;Poche, invece, le preferenze per il brano della Parrella.&lt;br /&gt;A questo punto la professoressa ci suggerisce di riflettere sul tema dell’attesa e di immaginarci di ritorno a casa dopo un viaggio, sorpresi perché qualcuno ci aspettava.&lt;br /&gt;C'è chi va a riflettere fuori fumando una sigaretta, chi cerca di mettersi più comodo nel piccolo spazio.&lt;br /&gt;Si raccolgono le idee e si parte con i soliti dieci minuti a disposizione.&lt;br /&gt;Dario racconta di un rientro a casa movimentato da un dialogo con suo fratello sulle scene più emozionanti di un film appena visto, interrotto da ... è arrivata una lettera … Lydia racconta, col suo solito modo spumeggiante, del suo Boris che l’aspetta a casa facendole le feste; Antonio, di una pianta di gerani che, dopo tante peripezie (l’ascensore rotto, le chiavi che gli cadono di mano mentre prova ad aprire la porta), quando riesce ad entrare in casa, trova rinsecchita. Tuttavia si rende conto che la sua ansia del ritorno era in realtà per il canarino. Luigi introduce, descrivendo il paesaggio intorno all’università che fino a qualche anno prima l’aveva tenuto lontano da ...&lt;br /&gt;Pino ci ha confessato di non avere avuto stimoli dal tema affrontato, forse perché non ama le attese.&lt;br /&gt;Patrizia ha evidenziato l’importanza di avere una famiglia che al ritorno da un viaggio ti fa trovare la camera pulita e custodita.&lt;br /&gt;Io ho raccontato del mio viaggio quotidiano che mi porta a lavoro fino alla sera quando torno nella mia casa dove sono custodite le mie ricchezze, la tranquillità e l’ozio che vorrei praticare di più, lontana dagli impegni e dalle formalità.&lt;br /&gt;Pino a questo punto suggerisce di approfondire il tema dell’attesa da parte della casa nei miei confronti perché spesso lo si dà per scontato.&lt;br /&gt;Sono molto soddisfatta di questo ultimo incontro; la cosa che mi piace di più è la possibilità di confronto con persone diverse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7fiq4mhFI/AAAAAAAABdc/CzlYH4GQDCI/s1600-h/casa.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295915998554522706" src="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7fiq4mhFI/AAAAAAAABdc/CzlYH4GQDCI/s200/casa.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 157px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il Ritorno&lt;br /&gt;di Rosa&lt;/strong&gt;Sono le 21:00.&lt;br /&gt;E’ un’intera giornata che sono a lavoro; è questo il mio viaggio quotidiano. La mia casa mi aspetta dopo che per dodici ore è rimasta ferma nello spazio-tempo.&lt;br /&gt;Con tutte le cose che devo fare!&lt;br /&gt;Gli oggetti sono inanimati ma noi ce ne appropriamo e li facciamo vivere convinti che anche loro soffrano della nostra mancanza di cura nei loro confronti.&lt;br /&gt;Prendo la padella e la cucina prende vita, mangiamo e continua a vivere.&lt;br /&gt;Poi spengo la luce e ne accendo un’altra; il soggiorno col divanone confortevole mi accoglie con un abbraccio quando mi ci butto.&lt;br /&gt;Sono veramente stanca.&lt;br /&gt;Starei volentieri a casetta più di quanto faccio.&lt;br /&gt;Vorrei passare più tempo con la mia poltrona a trascorrere nell’ozio qualche giorno della mia esistenza. Disegnare, leggere sciolta sulla poltrona, usare le mie matite, i miei colori, il mio ago da rammendo, la mia macchina da cucire, la mia tazza per il thè…&lt;br /&gt;Oh amata pigrizia lontana dalle etichette da rispettare. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7gL7NcJuI/AAAAAAAABdk/7xZSnSkhKKA/s1600-h/Soggiorno%2520Casa%2520Battlo.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295916707311527650" src="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7gL7NcJuI/AAAAAAAABdk/7xZSnSkhKKA/s200/Soggiorno%2520Casa%2520Battlo.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 156px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;Qualcuno mi aspettava&lt;br /&gt;di Patrizia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ero triste lontana da casa: mi trovavo a Messina, avevo dovuto allontanarmi per questioni di lavoro. Mi mancava il mio pc, la mia piantina, il mio motorino, la mia stanzetta, i miei libri. Ecco, dopo un mese di assenza, ritorno a Reggio: al porto trovo mio padre ad aspettarmi, lo saluto contenta e via, la corsa verso casa.&lt;br /&gt;Appena entrata, saluto e corro verso le mie cose, ma la mia piantina si è seccata, il pc è guasto, i libri pieni di polvere. Nessuno dei miei oggetti mi ha aspettato.&lt;br /&gt;Girando ancora, trovo la mia stanza in ordine: il mio letto che per la fretta avevo lasciato disfatto, pronto in ordine per la notte.&lt;br /&gt;Ora mi è tutto chiaro: solo la mia stanza è in ordine per ospitarmi, solo i miei genitori mi hanno aspettato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7gfVB2vfI/AAAAAAAABds/-GETADbMv5A/s1600-h/assenza538.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295917040659774962" src="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7gfVB2vfI/AAAAAAAABds/-GETADbMv5A/s200/assenza538.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 160px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;Qualcuno in effetti mi aspettava&lt;br /&gt;di Antonio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sempre, tornando da un viaggio, sembra che ti aspetti qualcosa o qualcuno, ma questa volta non so se si possa dire se è qualcosa o qualcuno, perché si tratta di una pianta.&lt;br /&gt;La pianta di geranio che mi ha regalato Giovanna per il mio compleanno. Ha un particolare significato per me; mi ricorda un bellissimo periodo della mia vita, ma ora che non beve da un mese, sarà andata perduta: “Che disgrazia!”&lt;br /&gt;Allora scendo dal taxi di corsa, mi avvio verso il portone, cerco di inserire le chiavi nella serratura più in fretta che posso, ma mi cadono a terra, le prendo, sbatto la testa al portone: “ahi!”. Finalmente sono dentro, accidenti l’ascensore è ancora rotto: “Presto le scale”. Con la valigia pesante riesco a fare un gradino alla volta. Quando sono al terzo piano, tutto sudato e con il fiatone mi domando “ Ma è possibile che per una pianta debba perdere la salute? Ma non è qualche altra cosa che mi aspetta?”&lt;br /&gt;Arrivo, allora, al quarto piano, poso la valigia e tutto indolenzito mi avvio verso il balcone …Evviva la pianta è salva, fortunatamente ha piovuto. Sono contento ma mi sembra che c’è ancora qualcosa che non va. Mi giro verso la parete, alzo lo sguardo e vedo la gabbia del canarino: “Ecco chi mi aspettava”.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6785046864892185440-8609072710707481?l=universaliapietrediscarto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/8609072710707481/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6785046864892185440&amp;postID=8609072710707481&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/8609072710707481'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/8609072710707481'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/2008/12/1-dicembre-2008.html' title='24 Novembre 2008'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7hCR_O8qI/AAAAAAAABd0/arh_QbubIxE/s72-c/venta918891407.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440.post-9070391178668504898</id><published>2008-12-16T09:08:00.007+01:00</published><updated>2010-04-13T10:53:44.501+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2008/11/17'/><title type='text'>17 Novembre 2008</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7auvr6r0I/AAAAAAAABc0/T4GiQbU2gGg/s1600-h/gilberto-olivi-home.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295910708443787074" src="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7auvr6r0I/AAAAAAAABc0/T4GiQbU2gGg/s200/gilberto-olivi-home.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 136px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;em&gt;A cura di Dario&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sui nastri di partenza, stavolta alle sei del pomeriggio invece delle sei e trenta, manca soltanto Giusy, ma l’incontro, come ogni lunedì, inizia.&lt;br /&gt;Oggi la coordinatrice comincia presentandoci un caso editoriale e letterario dell’Einaudi. L’autore è un americano, il suo nome è Sam Savage, nome da esploratore, da navigatore, da pirata informatico, o persona normale.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;Invece, come ogni stupefacente notizia che viene dalle ex colonie inglesi, è uno psicologo, uomo esperto o per lo meno versato nella comunicazione, quindi. Dopo l’uscita nel 2001, con Fanelli, della simpatica storia della tarma Marta, conosciuta ai posteri come “la bibliotecaria” e scritta dal napoletano Ciccarone, Savage nel 2003 scrive la storia di un topo, bibliotecario anch’esso e la pubblica con il titolo, ovviamente tradotto dall’americano, “Firmino: avventure di un parassita metropolitano”. Per la redazione della Fanelli, Firmino il topo plagiò Marta la tarma, ma solo la giustizia amerinda ci dirà se è esistita per prima la tarma o se, invece, sono esistiti insieme senza che i due scrittori lo sapessero.&lt;br /&gt;Per fortuna non è questo il tema del laboratorio di oggi, la professoressa ci ha introdotto all’interessante argomento degli incipit: molti scrittori temono il titolo delle loro composizioni, altri invece la conclusione, Savage o, per meglio dire, il topo Firmino, teme di scrivere un incipit. Su questa paura, infatti, verte l’argomento delle prime parole del testo di Savage. Come attraverso una passaporta, (uno strumento tratto dalle vicende del maghetto Harry Potter e di varie forme, spesso una scarpa, per “passare” magicamente da un luogo all’altro all’istante) siamo condotti nel nostro ambiente: la letteratura italiana. È dal verismo delle nostre isole nel primo ‘900 che comincia il nostro viaggio nel mondo degli incipit nostrani. Le prime parole dalla“Carriola” e da“ Il Fu Mattia Pascal” ci presentano due personaggi a confine con la pazzia ma, comunque, dai tratti sempre molto distinti, del siciliano Pirandello. Gli incipit di Grazia Deledda sono delle opere “Canne al vento” e “Cenere”: ligia ai temi della “roba” e al contesto naturalistico–popolare, la scrittrice sarda tratteggia due figure opposte ma, ugualmente, decise e vibranti. Gli incipit di Oliver Twist e David Copperfield ci portano nel mondo inglese: qui gli stimoli cupi ma reali del naturalismo francese e del verismo italiano sono rielaborati o forse solo anticipati. Dickens sviluppa il solito sfondo sociale ma, con un testo che supera le regole dello stile romantiche e ci introduce a mondi, come nella Deledda, completamente opposti. La Di Lascia, infine, ci conduce per mano con il suo incipit nei ricordi e nel mondo di una anziana signora nel suo “Passaggio in Ombra”, unico libro e successo editoriale, vincitore del Premio Strega 1995. È lo sguardo sognante ma severo, di una donna che guarda se stessa attraverso uno specchio, in modo del tutto originale e nuovo.&lt;br /&gt;La coordinatrice ci chiede dunque, nel solito tempo di dieci minuti, di scrivere un incipit a nostro piacere.&lt;br /&gt;Nel suo incipit, Pino diventa un padre fabbricante di giocattoli e storie; Patrizia si trasforma nella propria caffettiera, Lidia introduce la casa dei suoi sogni, Vanessa inizia il racconto di un sogno angosciante, Rosa ci fa seguire i passi di una formichina che a stento avanza sotto il peso di un pezzetto di pane. Il sottoscritto, infine, tratteggia le prime battute di un sequel ideale dell’Inferno dantesco, ambientato sì dentro l’inferno ma senza mai superare l’ingresso, dunque nel pieno della crisi e non alle porte di un cammino di redenzione. Alla fine del laboratorio, c’è stato il chiarimento di una querelle tra me e la professoressa sulla poesia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7efqKZ_JI/AAAAAAAABdM/qcWw950LEjs/s1600-h/escher.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295914847309528210" src="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7efqKZ_JI/AAAAAAAABdM/qcWw950LEjs/s200/escher.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Dario&lt;br /&gt;Introduzione. “La Porta: uomo fui, spirito sono”.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;“Per me si va nella città dolente. Per me si va nell’eterno dolore. Per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore. Mi fecero la divina potestà, la somma sapienza e il primo amore. Davanti a me non furono cose create perché io sono eterna. Lasciate ogni speranza, o voi che entrate”.&lt;br /&gt;Davanti a questa porta sembrava fermarsi la mia comprensione. Così come a Dante, il senso non mi era chiaro. E mi fermavo lì, imbambolato e confuso. Le terzine sono sfuggenti e insidiose a volte: è come guardarsi nello specchio più profondo e scoprire che v’è del male, ma non quello tratteggiato dalla religione cattolica con una forma e un viso; quello pagàno che porta il caos con sé e ti trascina dove non riconosci più nulla. Un vortice ti mostra ma ti fa perdere nelle paure che ti terrorizzano, nelle incertezze che ti bloccano. La mia vita era diventata così: perse voglia di vivere e di cambiare nella depressione. Persa da lungo tempo la fede, trovai la bottiglia. Fu così che, nel bel mezzo del cammino della mia vita, cinque meno di Dante, la disperazione mi prese e condusse nel mio inferno personale. Ecco il sogno a puntate in quei giorni. Arrivato a un’alta collina, dopo una difficile notte in un grigio e spettrale bosco che mi aveva terrorizzato, vidi il sole sorgere alle sue spalle e seppi che era prossimo il giorno. Sapevo di voler raggiungerlo per salvarmi. Di che salvezza fosse non sapevo dire neanche a me stesso, perché non sapevo neanche d’essere malato. Come un naufrago che guarda le acque cui è scampato, per orgoglio forse, unico tra tutto l’equipaggio, guardai alle mie spalle e fu il mio più grande errore, perché i demoni presenti nel bosco tornarono. I Demoni e il bosco erano allegoria della mia depressione. E ancora a lungo sarei rimasto nelle loro grinfie. Il primo era una bellissima donna, aveva capelli lunghi e mossi che incorniciavano profondi occhi verdi, vestito bianco aderente. Era stato il mio primo amore. Sei fuggito per paura di amare davvero! Indietreggiai, ferito dal rimorso e dalla voce della donna, che era anche la mia. Ancora però la mia speranza non svaniva. Poi un urlo mi colpì dalle spalle: era il secondo, un enorme tizio con capelli rossi e barba riccia. Io non faccio del male perché non voglio sia fatto a me. È così, vero? Dopo averlo detto, ma era sempre la mia voce, come Hulk nel telefilm, il palestrato si strappò la maglietta e mostro i muscoli, urlandomi contro. Senza pensarci troppo, fuggii a sinistra, lontano dalla mia mèta. Di fronte a me, improvvisamente, si parò poi una donna con capelli corti a caschetto e profondi occhi neri nel fumo della sua lunga sigaretta. Il suo vestito stile anni ’60, evidenziava la magrezza delle sue forme. Il suo sguardo profondo, poi, mi colpì profondamente e lasciò sperduto. Lei da sola spazzò via ogni mia speranza di fuga. Ricordai il viso di mia madre, bianca e smagrita nei suoi ultimi giorni. Con la mia voce mi accusava: – Assassino!- E fuggii verso la valle.- Icché tu fai bischero?- Una voce dal profondo accento toscano mi richiamò dall’incubo. Quando si accorse che lo guardavo, riprese, con un tono così basso e indefinito da sembrare che non parlasse con voce umana da lungo tempo. Urlai verso di lui, allora, con tono implorante: -Aiuto! Spirito o ombra che sei, aiuto!- Lui continuò: - Dici bene, figlio, spettro sono e uomo fui! I miei parenti furono toschi ed io lo sono pure, di nome e di fatto. Fui guelfo, non ghibellino, poi fuggiasco perché, morto il re di cui mi fidavo, mi affidai all’altro sole: il pontefice, e fu la mia fine.- Abbassò lo sguardo ma presto lo rialzò verso i miei nemici che si erano fatti avanti. Poi riprese: - Scrissi di tre regni e per guide ebbi la Saggezza, l’Amore e l’Innocenza. Dimmi perché indugiavi con Dama Dubbio, Messer Violenza e Donna Colpa? – Non gli diedi il tempo di finire, esclamai entusiasta: -Tu sei il prosimetra! Figlio dell’Alighiero e di Bella! Non oso pronunciare il tuo nome, tu sei il mio maestro e fonte della mia prosa!- Non riuscii a dire altro, la supplica ancora evidente, e lui continuò, severo, al mio sguardo impaurito e dagli occhi umidi. – Anch’io vissi ciò che tu vivi. Se me lo chiederai, ti mostrerò la strada perché ancora tu non ne sei capace. – D’improvviso si materializzò; “volto lungo, naso aquilino, ” occhi piccoli e spiritati (non come Gassman) e aggiunse, accarezzandosi la barba riccia: Dama Colpa è la peggiore delle mancanze verso voi stessi. Questo demonio blocca tanto il vostro io che conduce molte persone al suicidio. È così malvagia che la voglia non le passa mai e, insieme con altri, vi farà del male finché non arriverà il levriero. Nato e vissuto in un luogo sconosciuto, quel Cacciatore la stanerà senza tregua, non si farà illudere dal potere e dal desiderio, e salverà l’Italia. I giusti e le giuste ammazzati, saranno finalmente vendicati. Quel cacciatore la combatterà nobile, scudo l’amore e spada la verità, finché non la annienterà nell’invidia. Se mi seguirai, a tempo debito ti porterò all’interno della collina. Vedrai dove l’uomo va quando muore e dov’io sto, ma anche dove dovrei stare. Se vorrai poi, ci sarà un ultimo viaggio per te in un luogo alto, cui io non accedo per orgoglio. – Per molte notti non risposi e la magra mi condusse via. Alla fine, riuscii a dire, in un sussurro, ma con decisione: - Mi sono perso e voglio seguirti-. Come se fosse una parola magica, esattamente come feci con altre parole per iniziare la disintossicazione, presentandomi ad un gruppo di supporto: esprimere la mia volontà bastò. In quel momento credetti di capire che la porta era la mia guida, ma non era semplicemente così. Dante, intanto, allontanò i tre con un solo gesto, si mosse ed io lo seguii.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7cOggigqI/AAAAAAAABc8/37acKx8GD8Q/s1600-h/untitled.bmp"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295912353636975266" src="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7cOggigqI/AAAAAAAABc8/37acKx8GD8Q/s200/untitled.bmp" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 134px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Rosa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sull’orlo minaccioso di un dirupo, avvolto da una nebbia fittissima, un’incauta formichina che recava un’enorme pezzo di pane. Sudava e stremata dalla stanchezza si fermo a guardare dove mai si fosse cacciata. Strabuzzando gli occhi si trovò davanti ad una voragine; La vide ruotare vorticosamente davanti ai suoi occhi e svenendo gli cadde il pezzo di pane che con tanta fatica ed ahimè, disorientandosi, portava senza sapere neanche più dove.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Titoli possibili:&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Il pozzo dei sogni&lt;br /&gt;La piccola regina&lt;br /&gt;L’insopportabile leggerezza dell’essere&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7dZabEsqI/AAAAAAAABdE/T0zNZ4969TI/s1600-h/481319142_465a4e0dcf.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295913640493626018" src="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7dZabEsqI/AAAAAAAABdE/T0zNZ4969TI/s200/481319142_465a4e0dcf.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 116px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 151px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Lydia&lt;br /&gt;VIA DEI CAPRICCI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ora vai a destra, attento a quella curva.&lt;br /&gt;Sempre dritto.&lt;br /&gt;Gira. Eccola la casa dei miei sogni.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6785046864892185440-9070391178668504898?l=universaliapietrediscarto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/9070391178668504898/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6785046864892185440&amp;postID=9070391178668504898&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/9070391178668504898'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/9070391178668504898'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/2008/12/report-del-17-novembre-2008-cura-di.html' title='17 Novembre 2008'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SX7auvr6r0I/AAAAAAAABc0/T4GiQbU2gGg/s72-c/gilberto-olivi-home.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440.post-2597989975208383029</id><published>2008-11-13T09:24:00.008+01:00</published><updated>2010-04-13T10:54:49.459+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2008/10/27'/><title type='text'>27 Ottobre 2008</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SRvnJ9XOHAI/AAAAAAAAAuU/TLz76Y_TrRI/s1600-h/rilke+ritratto.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5268058347416722434" src="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SRvnJ9XOHAI/AAAAAAAAAuU/TLz76Y_TrRI/s200/rilke+ritratto.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 159px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 149px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Assenti Pino, Patrizia e Giusy.&lt;br /&gt;Come la coordinatrice ci aveva annunciato, abbiamo cominciato con la lettura di un brano tratto da &lt;em&gt;Lettere ad un giovane poeta&lt;/em&gt;, di &lt;em&gt;R. M. Rilke&lt;/em&gt;, ediz. Einaudi.&lt;br /&gt;Il giovane poeta Kappus aveva inviato a Rilke alcune sue poesie con gli errori che egli stesso vi riscontrava e che forse per questo motivo erano state rifiutate da molti esperti e gli chiedeva dei consigli. Il Poeta rispose che avrebbe dovuto piuttosto domandarsi se voleva davvero fare poesia e che, se questa risposta fosse stata positiva, avrebbe dovuto cercare l’ispirazione nel mondo attorno a lui e infine nel suo intimo, con rispetto e umiltà. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SRvnVNk4vMI/AAAAAAAAAuc/p2CHFkjNNcg/s1600-h/rilke.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5268058540747570370" src="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SRvnVNk4vMI/AAAAAAAAAuc/p2CHFkjNNcg/s200/rilke.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 146px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;“E se da questa introversione, da questo immergersi nel proprio mondo sorgono versi, allora non le verrà in mente di chiedere a qualcuno se sono buoni versi. (…) “chi crea deve essere un mondo per sé e in sé deve trovare tutto, e nella natura sua compagna"&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Sulla scorta delle parole delle parole di Rilke, la professoressa ci ha invitati a scrivere una lettera ad una persona di nostra fiducia per parlargli del nostro desiderio di coltivare la scrittura e di eventuali nostre difficoltà, come il giovane poeta Kappus aveva fatto con Rilke.&lt;br /&gt;Per i soliti 10 minuti ci siamo impegnati nell'esercizio di scrittura, poi a turno abbiamo letto quanto avevamo scritto.&lt;br /&gt;Lidia, la compagna di laboratorio più esperta della vita, ha interrogato un’amica con i suoi soliti toni caldi e ponderati; Vanessa ha tentato d’interpellare Pablo Neruda con una prosa evocativa, dai toni orientaleggianti; la nostra ospite, Rosa, ha invece evocato Ungaretti con uno stile semplice ma molto efficace; il sottoscritto avrebbe voluto rivolgersi a Baricco, ma non è riuscito per la difficoltà che ha incontrato nel tema da trattare.&lt;br /&gt;Comunque su questo blog verranno pubblicate le lettere &lt;fatiche&gt;dei partecipanti, magari con personaggi diversi e con le modifiche che ciascun partecipante crederà opportuno fare.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6785046864892185440-2597989975208383029?l=universaliapietrediscarto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/2597989975208383029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6785046864892185440&amp;postID=2597989975208383029&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/2597989975208383029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/2597989975208383029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/2008/11/27-ottobre-2008.html' title='27 Ottobre 2008'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SRvnJ9XOHAI/AAAAAAAAAuU/TLz76Y_TrRI/s72-c/rilke+ritratto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440.post-5537952752991372275</id><published>2008-10-27T12:27:00.013+01:00</published><updated>2010-04-13T10:55:38.325+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2008/10/20'/><title type='text'>20 Ottobre 2008</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXXJ6S4yKI/AAAAAAAAARQ/_U57OwyE-ZA/s1600-h/valigia[1].JPG"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5261848304919562402" src="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXXJ6S4yKI/AAAAAAAAARQ/_U57OwyE-ZA/s200/valigia%5B1%5D.JPG" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt; Siamo al secondo incontro.&lt;br /&gt;Oggi è con noi anche Rosa, la moglie del libraio, e c'è una nuova partecipante, la giovanissima e sorridente Vanessa che dice di essersi iscritta alla facoltà di Scienze Politiche a Messina con la speranza di diventare una grande giornalista. Glielo auguriamo.&lt;br /&gt;Per l'incontro odierno la coordinatrice ha portato un esercizio particolare, in tre tempi. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;Si parte dal &lt;strong&gt;Suggerimento&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Nella vita di ognuno ci sono delle priorità, cose che per noi vengono prima di altre. Anche quando andiamo a fare la spesa e compiliamo una lista per ricordare ciò di cui abbiamo bisogno, indichiamo in ordine d’importanza le cose che ci servono. Facendo questo dimostriamo che non tutto è di uguale valore e che di alcune cose potremmo anche fare a meno.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dopo un breve commento siamo invitati a fare il &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Primo esercizio di scrittura&lt;/strong&gt; ( 10 minuti ) :&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Stai per partire e ti dicono che non c’è molto spazio per il tuo bagaglio: una piccola valigetta è quanto ti consentono di riempire per il tuo viaggio di un mese all’estero.&lt;br /&gt;Velocemente decidi che cosa metterai in valigia: non elencare più di dieci cose e spiega perché quelle e non altre&lt;/em&gt;. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Trascorso il tempo, a turno leggiamo quanto abbiamo scritto, commentando opportunamente le scelte di ciascuno di noi: alcune scelte ci colgono di sorpresa, ci rivelano degli altri e di noi aspetti che non conoscevamo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Passiamo quindi &lt;strong&gt;secondo esercizio&lt;/strong&gt;, procedendo allo stesso modo:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ora che hai fatto le tue scelte e che la valigia è pronta gli organizzatori del viaggio ti vengono a dire, scusandosi, che si sono sbagliati: persino la valigetta che ti porti dietro occupa troppo spazio, devi ridurre, dimezzare il necessario. Considera bene le cose che avevi messo in valigia: di cosa veramente non puoi fare a meno?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;E' la volta del terzo esercizio:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Facciamo un ulteriore passo avanti: hai elencato tutto ciò che ti serve, hai indicato i tuoi beni materiali. E i beni interiori che ti porti dietro quali sono? Nella tua valigia c’è una piccolissima tasca che si può riempire di sentimenti, ricordi, pensieri, valori e sogni. Vuoi fare la lista anche di questi? Soffermati a descrivere quale tra essi è per te il più importante, quello che comunque porterai sempre con te.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggiamo quello che abbiamo scritto e commentiamo i testi stupefatti per i risultati decisamente positivi.&lt;br /&gt;Siamo sorpresi quando la coordinatrice ci dice che il lavoro non è concluso: a casa ciascuno di noi scriverà un racconto utilizzando il materiale che ha raccolto attraverso i tre esercizi: siamo liberi di scrivere in prima o in terza persona, raccontando un'esperienza personale o quella di un altro personaggio reale oppure inventato. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Prima di concludere commentiamo le poche righe di &lt;strong&gt;Ricorda&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Molto spesso l'uomo si circonda di oggetti inutili, ma il saggio sa che sono poche le cose veramente importanti, pochissime quelle necessarie per la vita.&lt;br /&gt;&lt;le&gt;In realtà, la bellezza è la cosa che più abbonda nel mondo. Ci vogliono però occhi per vederla: una particolare capacità di saper guardare e di saper ascoltare. (Diego Mormorio )&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Vanessa vuole leggerci una sua poesia, frutto delle emozioni scaturite dalla lettura di un libro: è una composizione ricca di sentimento.&lt;br /&gt;La coordinatrice osserva che non tutto quello che scriviamo è poesia e su questo si accende una discussione che vede contrapposti coloro che rivendicano l'assoluta libertà dello scrittore e chi invece sostiene che ci sono delle regole a cui attenersi quando si vuole intraprendere la strada della scrittura poetica.&lt;br /&gt;In seguito a questo la coordinatrice promette che dal prossimo incontro dedicherà un primo momento del Laboratorio per la lettura di alcuni dei testi rielaborati a casa e per quella di un libro di autori classici che servono da modello.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ecco alcuni dei testi prodotti &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SRvxRzsF4sI/AAAAAAAAAuk/5-yffeyymCA/s1600-h/treno3.gif"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5268069477375140546" src="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SRvxRzsF4sI/AAAAAAAAAuk/5-yffeyymCA/s200/treno3.gif" style="cursor: hand; float: left; height: 175px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il racconto di Rosa&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La valigia &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Carletto era un ragazzino di undici anni ed amava molto socializzare.&lt;br /&gt;Il suo papà gli aveva annunciato:&lt;br /&gt;“ A&lt;em&gt; Dicembre andremo a New York&lt;/em&gt;: devo consegnare un carico di trenini elettrici , ai magazzini della Grande Mela”.&lt;br /&gt;Franco era un abilissimo falegname che nel tempo aveva riunito a sé un team di collaboratori; c’era l’architetto, l’ingegnere elettronico, il designer, Il pittore; tutti uniti nel solidale progetto di costruire dei plastici in scala delle varie città del mondo attraversate tutte dalle strade ferrate e da quel particolarissimo trenino di legno , interamente fatto a mano, che grazie ad un impianto elettronico attraversava le mini città. Un brevetto del falegname che era piaciuto. Gli avevano proposto di esporre i modellini in un’area apposita.&lt;br /&gt;Carletto trascorreva molto tempo nella bottega del papà e grazie ai trenini aveva fatto viaggi meravigliosi; ora però era arrivato il momento di fare il suo primo viaggio vero.&lt;br /&gt;Potete immaginare con quale entusiasmo aspettasse quel momento.&lt;br /&gt;Immaginatevelo a New York, Carletto! A lui che piace relazionarsi con gli altri chissà che impressione gli avrebbe fatto ritrovarsi in mezzo ad un fiume di persone,multi- etnico e multi- culturale.&lt;br /&gt;La mamma si preoccupò, da subito, a preparare le valigie, doveva pensare al modo più razionale per farlo.&lt;br /&gt;Carletto però intendeva riempire da sé il suo zaino trolley e farlo col cuore e nonostante un brutto incidente, qualche anno prima lo avesse reso claudicante voleva portarselo da solo.&lt;br /&gt;Decise: &lt;em&gt;“Mi porterò :&lt;br /&gt;il vocabolario di italiano- inglese- americano con annesse le frasi fondamentali&lt;br /&gt;Il vestito buono, doveva far fare buona figura al suo papà&lt;br /&gt;L’inseparabile pinocchio di legno;il primo giocattolo che Franco aveva costruito per lui&lt;br /&gt;Uno specchio che nonno Pietro gli dette quando aveva tre anni dopo averglielo presentato come un amuleto con cui era possibile fare tante magie. Il piccolo era affascinato dall’arcobaleno che l’oggetto rilasciava in determinate condizioni;o dalla luce abbagliante quando facevi riflettere il sole e poi l’ esserino che lo guardava da lì dentro lo faceva ridere così tanto.&lt;br /&gt;Il pigiama : “a Natale farà freddo anche a New York, e anche se credo che dormirò veramente poco, devo cercare di non beccarmi un malanno".&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SRvxW0b5GUI/AAAAAAAAAus/340HzCbkI8c/s1600-h/vestito+rosso.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5268069563474975042" src="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SRvxW0b5GUI/AAAAAAAAAus/340HzCbkI8c/s200/vestito+rosso.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 163px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il Racconto di Lidia&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un vestito speciale&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;-Ciao Mara, che fai, sei tutta rossa , perché corri?&lt;br /&gt;-Saliamo, vieni; in camera c’è Anna agitatissima. Ce l’ha con noi.&lt;br /&gt;-Perché , che è successo?&lt;br /&gt;-Oh finalmente, ti stiamo cercando dalle nove, dove ti eri cacciata?&lt;br /&gt;-Sono uscita presto per vedere spuntare l’alba.&lt;br /&gt;-Questo lo sapevamo, ma poi?&lt;br /&gt;-Poi ho incontrato i signori River, gli zii del conte Gilberto De Tolomei.&lt;br /&gt;-Del conte?&lt;br /&gt;-Raccontaglielo tu Mara che cosa è successo con il conte.&lt;br /&gt;-Sentite si è fatto tardi andiamo a pranzare.&lt;br /&gt;-Buongiorno signorina Magnolia&lt;br /&gt;-Buongiorno cara Luciana&lt;br /&gt;-Allora il conte …&lt;br /&gt;-No, aspetta, Mara, parlo io .&lt;br /&gt;-Luciana, mi devi prestare il tuo vestito rosso&lt;br /&gt;-Mai si strapperebbe&lt;br /&gt;-Come faccio? Il conte ci ha invitati nella sua villa; stasera darà una festa.&lt;br /&gt;-Veramente?&lt;br /&gt;-Sì e tu me lo devi prestare il tuo vestito. Eravamo sedute nella piazzetta e un poco più in là c’era lui con quel bastardo che si porta sempre appresso. A un certo punto è arrivata, nervosa, sua moglie. Il cane quando lei si è avvicinata, tutto contento, le ha appoggiato le sue zampacce sulla giacca bianca e lei ha urlato: “Ora basta! Devi scegliere o lui o me” e se ne è andata girandosi per urlare ancora: “bastardo”.&lt;br /&gt;-A chi, al cane?&lt;br /&gt;-No al conte, a suo marito.&lt;br /&gt;-E il conte?&lt;br /&gt;-Zitto. Poi si è avvicinato al nostro tavolino e ha detto: “Stasera ci sarà una festa a casa mia, verrete nevvero e ci sarà anche la vostra amica Luciana?”.&lt;br /&gt;-Ora dimmi tu come faccio io che ho le scarpe eleganti e non ho il vestito. Prestami il tuo. Tanto tu non verrai nevvero?&lt;br /&gt;-Io verrò col mio vestito rosso e gli scarponcini, tu mettiti i Jeans e le scarpe col tacco alto. Tu sarai sexy ed io sarò originale. Che ne dici Mara?&lt;br /&gt;-Io sono a posto con il mio tubino nero e i sandali argentati. Ma senti Luciana dimmi come hai fatto a incontrarti con i River? Io vengo qui da cinque anni e non gli ho mai parlato. So solo che hanno perso una figlia. Stamattina avevano al guinzaglio quel cucciolo che per sbaglio ho fatto intrufolare nel loro giardino pensando che fosse la villa del conte Gilberto. Ora vi lascio per un po’. Vado nel viale. Gli eucalipti bagnati profumano ancora di più.&lt;br /&gt;-E l’alba, e il tramonto, e il colore delle foglie secche. Basta. Sono venuta qua per divertirmi, non per sentire queste stupidaggini. Mi avete fatto togliere dalla valigia il vestito elegante.&lt;br /&gt;-Bugiarda lo hai tolto tu, quando il macchinista voleva farti scendere perché il trenino non ce la faceva. Novantasette chili… di simpatia.&lt;br /&gt;-A più tardi allora&lt;br /&gt;-Buonasera Luciana, un ragazzo ha portato questo pacco per lei.&lt;br /&gt;-Per me? Vediamo: mamma mia come sono belle! Guardate, Osvaldo, me le manda la signora River, mi scrive che appartenevano alla figlia.&lt;br /&gt;E quest’altro biglietto, che dice? “Cara Luciana a pranzo ho sentito involontariamente la vostra discussione. Come sai ero costumista alla Scala e a casa mia ho dei vestiti di scena, la tua amica potrà scegliere quello che più le piacerà”. Magnolia Hillerman.&lt;br /&gt;Vado Osvaldo volo dalle mie amiche, siamo invitate alla festa del conte De Tolomei, stasera.&lt;br /&gt;-Allora domani non la chiamerò alle cinque. Buon divertimento Luciana.&lt;br /&gt;-Buonanotte Osvaldo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SRvxcE6FSHI/AAAAAAAAAu0/Hada2sZUDQw/s1600-h/Baghdad.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5268069653795915890" src="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SRvxcE6FSHI/AAAAAAAAAu0/Hada2sZUDQw/s200/Baghdad.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 130px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il Racconto di Vanessa&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Breve storia di una partenza e di un ritorno&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il display del cellulare appoggiato sul tavolo segnava le tre di notte.&lt;br /&gt;Una fioca luce illuminava appena una stanza immersa in una notte senza stelle, ed un viso rivolto verso la costa siciliana al dì là dello Stretto: vista dal quel balcone affacciato sul porto di Reggio, mostrava la malinconica e romantica bellezza di una raffinata gentildonna ammantata di nero satin con al collo una brillante collana di luci. Qualche macchina lanciata a tutta velocità per le strade desolate ed il ticchettio di un orologio erano gli unici rumori a cullarlo nella sua solitudine.&lt;br /&gt;Era così che Alì, giovane iracheno dagli occhi azzurro cielo, si riempiva per l’ultima volta gli occhi e il cuore di questo piccolo scorcio d’Italia che in così poco tempo aveva imparato ad amare.&lt;br /&gt;Un turbine d’emozioni contrastanti gli vorticava all’interno dell’anima.&lt;br /&gt;Non avrebbe voluto lasciare mai più quella splendida terra che gli aveva regalato l’illusione di poter avere, come un qualsiasi ragazzo della sua età, un futuro di prosperità e pace, ma allo stesso tempo sentiva il richiamo struggente di un’altra, forse più bella, gentildonna che di là a non molte ore avrebbe riabbracciato.&lt;br /&gt;Si trattava della sensuale, poetica e colta Baghdad, barbaramente stuprata nei vicoli bui della storia da un’orda di selvaggi dagli occhi a mandorla e da un manipolo di ipocriti business men in doppio petto.&lt;br /&gt;Sulla scia di ricordi e tormentati pensieri, il buio della notte aveva ceduto il suo posto al chiarore color pesca dell’aurora, e per Alì era arrivato il momento di andare via.&lt;br /&gt;L’ultima cosa che promise alla sua -amata- prima di richiudersi la porta alle spalle: “&lt;em&gt;Ritornerò&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;ìnshallah&lt;/em&gt;”.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SSPL0WC0ciI/AAAAAAAAA1A/bCQ1OfHOLVs/s1600-h/giornalista.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5270280089084654114" src="http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SSPL0WC0ciI/AAAAAAAAA1A/bCQ1OfHOLVs/s200/giornalista.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 154px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 141px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il racconto di Dario&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il Viaggio&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dal mio Diario, 31 agosto ****. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sette del mattino, Reggio Calabria. È arrivata la telefonata dal mio caporedattore Vincenzo. Inaspettata anche perché m’ha svegliato. Devo partire tra un’ora per Lamezia, il volo è già prenotato e partirà tra tre ore, ma per fare il check-in è meglio arrivare prima. Quando ho cominciato questa carriera, ormai 10 anni fa, ero un giovane laureato in lettere che voleva diventare giornalista. La gavetta è stata lunga e a volte umiliante, ma ora sono ad un passo dall’essere un inviato all’estero per questo famoso quotidiano nazionale! Sto studiando la lingua e i costumi da un mese e si vede che come me, quell’incapace di Vince, famoso per la raccomandazione che non gli farà certo salire altri scalini nella gerarchia, è d’accordo con me. L’emozione è al massimo, ma prendo a respirare e mi metto in movimento per evitare l’iperventilazione. Comincio, come al solito, a fare una breve lista su carta semplice. Giusto quello che serve per un mese. Là fa molto fresco in qualunque stagione e, tenendo conto che ci vado per essere valutato, è meglio che ai vestiti ci pensi lì. Segno solo due completi semplici e rigorosamente non firmati (indosserò subito uno dei due), due camicie bianche, due paia di scarpe, cappotto e sciarpa. Il cappello lo compro lì. Poi rifletto un po’ su. Dizionario monolingue per capire e farmi capire (cosa molto importante), biancheria intima per una settimana. Poi m’arrangerò come al solito, vestendomi con quello che veste la gente del luogo. Metto le cose in borsa velocemente. Dopo aver fatto mente locale, metto nella borsa a tracolla le cose da cui non mi separerò neanche in aereo: carta d’identità valida per l’espatrio, carta bancomat e spazzolino, numeri utili del posto. Segue il mio kit da scrittura: 5 penne nere e rosse, ( marca specifica di cui sono innamorato e che certamente troverò anche lì. Ma, per sicurezza…) matita nuova, gomma e temperino. Infine il pettine amaranto. Mentre sto per chiudere la valigia, ricordo che senza i miei libri preferiti non posso partire. Sono libri in formato ridotto e possono stare tra i vestiti: “Anima Mundi” della Tamaro e “la Bestia nel Cuore” della Comencini. Per un attimo mi chiedo come farei se mi venisse qualche ispirazione per il mio libro. Mi servirebbe l’ ”Inferno” Dantesco? Poi lascio perdere. Vince ha detto di partire leggero ed è meglio non portare né il libro che scrivo da un secolo, né il pesante “Inferno” rilegato in rosso e con le ultime interpretazioni della Comedìa (Famosa come Commedia, cui tengo molto). Alla fine infilo in borsa “la Bestia nel cuore” della Comencini, poso “Anima Mundi” e prendo l’ultimo romanzo di Manfredi che ho sul comodino. Tanto per fare incavolare Vince. Magari lo porto come bagaglio a mano. E sghignazzo mentre vado in bagno per fare una doccia veloce. M’infilo nel taxi mandato dal giornale dopo meno di mezz’ora. Sbarbato, capelli raccolti a coda, nonché in perfetto orario. Sto per affrontare l’esperienza per la quale mi sono preparato per tutta la vita fino ad ora. E non posso che pensare a quante volte ho confrontato la vita di possibile giornalista inviato all’estero con quella d’un religioso cristiano che, dal medioevo in poi, andava da un capo all’altro del mondo per portare il vangelo. Sì, abbiamo molto in comune. Ho studiato per oltre vent’anni dedicandomi solo agli studi con uno stile di vita spartano e poco mondano, come loro. Amo la Verità, altrimenti non farei il giornalista, come loro amano il Verbo. Quindi, come loro, mi sento investito d’una missione. I sacrifici non sono mancati e sono disposto anche a farne altri. Improvviso, mentre c’infiliamo nell’uscita per l’aeroporto, mi sovviene un pensiero. Quei religiosi erano praticamente alla mercé dei capi del popolo dove stavano, così come io lo sarò. Allora mi domando: Se dovessi finire rapito o in prigione (Possibile ovunque se trasgredisci alle leggi di un paese straniero, leggi che magari non capisci) cosa porterei con me, oltre alla carne e alle ossa con le quali sono nato e ho vissuto per i 38 anni della mia vita? Ascolto il rumore che le rotelle del trolley fanno ruotando sull’asfalto fuori dall’aeroporto internazionale di Lamezia e mi dico: la libertà è una cosa con la quale nasciamo e che non ci lascia mai perché nasciamo praticamente con essa (Checché ne dicano i politici e in qualunque modo ne siano le premesse che c’insegnano i teologi di ogni religione ma che, entrambi, non dicono necessariamente la verità). Sono comunque certo che quello che mi rende Francesco Scordino e che porterò sempre dentro me, sarà l’amore della e per la mia grande famiglia e la mia integrità che m’impedisce di mentire o fare del male solo per salvarmi la vita. Quando dico il mio nome all’hostess di terra che si prenderà cura dei miei bagagli, lei annuisce e prende la mia carta d’identità. Supero i controlli e, come al solito ogni volta che viaggio, davanti a me si trova l’ingresso al “gate”. Appena sarò salito sull’aereo, solo poche ore mi separeranno dalla mia mèta e il mio impegno sarà totale, a prescindere da tutte queste considerazioni istintive. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Addio Italia, Mosca, sto arrivando.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6785046864892185440-5537952752991372275?l=universaliapietrediscarto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/5537952752991372275/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6785046864892185440&amp;postID=5537952752991372275&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/5537952752991372275'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/5537952752991372275'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/2008/10/luned-20-ottobre-2008-siamo-al-secondo.html' title='20 Ottobre 2008'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXXJ6S4yKI/AAAAAAAAARQ/_U57OwyE-ZA/s72-c/valigia%5B1%5D.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6785046864892185440.post-8020418390025764654</id><published>2008-10-27T12:26:00.004+01:00</published><updated>2010-04-13T10:56:10.510+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2008/10/13'/><title type='text'>13 ottobre 2008</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXl4fB5n2I/AAAAAAAAASA/i8sSw1Fhkgk/s1600-h/primoincontro-big.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5261864498217197410" src="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXl4fB5n2I/AAAAAAAAASA/i8sSw1Fhkgk/s200/primoincontro-big.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 200px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 145px;" /&gt;&lt;/a&gt; Data fatidica il 13 ottobre per la piccola e preziosa Libreria Universalia di via Apollo: riprendono gli incontri del Laboratorio di scrittura creativa organizzati dall'Associazione di Volontariato Culturale Pietre di scarto.&lt;br /&gt;Avranno cadenza settimanale, durata di un'ora e mezza, in 2 cicli di 10 incontri ciascuno, per un totale di 30 ore: a conclusione l'Associazione Pietre di scarto rilascerà l'attestato di frequenza.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Gli esercizi e i relativi elaborati saranno pubblicati sul sito della Libreria Universalia in uno spazio che Giovanni, il libraio, mette a disposizione per il Laboratorio.&lt;br /&gt;I partecipanti a questo primo incontro sono sei (ma ci sono richieste di altre iscrizioni): gli inseparabili Patrizia e Pino che porta il quaderno in cui ha raccolto le schede dei precedenti incontri, Lidia che ha qualche problema di udito e siede vicina alla coordinatrice perché &lt;legge&gt;, Dario, indaffarato come sempre, che comunica di aver ripreso gli studi universitari interrotti, la saggia Giusy silenziosa ma pronta ad intervenire quando è chiamata in causa, e Rosa, la moglie del libraio, che però non potrà partecipare a questo primo incontro perché, pur presente, deve badare alla piccola Daniela.&lt;br /&gt;Non c'è bisogno di presentazioni: i partecipanti si conoscono tutti per aver frequentato il laboratorio organizzato lo scorso anno, quindi si passa subito all'esercizio.&lt;br /&gt;L'input è dato da un brano tratto da &lt;strong&gt;Cosmolinea B2 di Frederic Brown&lt;/strong&gt; (ediz. Mondadori):&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;Immaginatevi fantasmi, dei, diavoli. Immaginatevi inferni e paradisi, città galleggianti nell’aria o sommerse nel fondo dei mari. Unicorni e centauri. Streghe, gnomi e lupimannari. Angeli e arpie, fatture e incantesimi, spiriti dell’aria e della terra, spiriti del fuoco.&lt;br /&gt;Facile da immaginare tutta questa roba. L’umanità è venuta immaginandola da migliaia d’anni. Immaginatevi astronavi e tempi futuri. Facile da immaginare: il futuro è già cominciato, e dentro ci sono le astronavi.&lt;br /&gt;Non c’è niente, dunque, che sia difficile immaginare? Certo che c’è.&lt;br /&gt;Immaginatevi cento o duecento libbre di materia, con voi dentro che pensate, e sapete che ci siete, e sapete far muovere la materia in cui siete: farla star sveglia o dormire, farla fare all’amore, portarla a passeggio in collina. Immaginatevi un universo – infinito o no, a piacere vostro – con dentro milioni di bilioni di milioni di Soli. Immaginatevi un grumo di fango che gira e gira turbinoso intorno a uno di questi Soli. E immaginate voi stessi su questo grumo, a girare anche voi, a girare turbinosamente nel tempo e nello spazio, verso una meta ignota. Immaginatevi&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'input è accolto molto favorevolmente e produce un breve scambio di battute, poi viene proposto l'esercizio:&lt;br /&gt;Concentrati su te stesso e, come l’autore suggerisce, immaginati.&lt;br /&gt;Lasciati andare all’immaginazione: pensa a te stesso come ad un’altra persona che non conosci e che devi immaginare, guardati da fuori ...&lt;br /&gt;Chi sei, dove ti trovi, che cosa fai .... ?&lt;br /&gt;Poi per dieci minuti scrivi quanto hai immaginato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli elaborati vengono letti da ciascuno dei partecipanti e commentati dalla coordinatrice che cerca di cogliere di volta in volta gli elementi più significativi, un'immagine, un'espressione, una parola messa al punto giusto, e sollecita gli altri a fare altrettanto, senza timori né reticenze: le osservazioni positive o negative riguardano il testo, non la persona, e si tratta di testi prodotti in un lasso di tempo molto breve.&lt;br /&gt;Prima della conclusione la coordinatrice legge e commenta brevemente le riflessioni poste nella scheda sotto il titolo Ricorda:&lt;br /&gt;... la creatività non parte dal nulla: parte da ciò che già esiste e che l’esperienza e la conoscenza ci mettono a disposizione.&lt;br /&gt;Essere creativi significa saper vedere le cose diversamente e organizzarle in modo nuovo ed originale, uscire dalla monotonia e dallo stereotipo e sperimentare altri punti di vista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi sollecita tutti a riguardare a casa i testi, a correggerli, riscriverli anche, se si vuole, e inviarli per e.mail a lei perché possano essere raccolti e pubblicati. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXiH-1rrRI/AAAAAAAAARY/8KSEU1lPMjg/s1600-h/fata.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5261860366407413010" src="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXiH-1rrRI/AAAAAAAAARY/8KSEU1lPMjg/s200/fata.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 163px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 115px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Giusy&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Fata piccina&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;Aveva gli occhi viola e i capelli neri,&lt;br /&gt;era una fata piccina&lt;br /&gt;con ali grandi e delicate. Colori sfumati ma intensi,&lt;br /&gt;dal verde al viola.&lt;br /&gt;Piccola fata, che vive nel bosco inquieto,&lt;br /&gt;cerca la luce del Sole,&lt;br /&gt;la luce tenue che non rovini le sue ali,&lt;br /&gt;che non sbiadisca i soffusi colori.&lt;br /&gt;Vola piano e serena,&lt;br /&gt;con un po’ di paura&lt;br /&gt;e un po’ di sospetto.&lt;br /&gt;Cerca la luce, ma con timidezza.&lt;br /&gt;Piccola fata dagli occhi viola.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXiod-54pI/AAAAAAAAARg/_HpKmZl-yeQ/s1600-h/soldato.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5261860924523405970" src="http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXiod-54pI/AAAAAAAAARg/_HpKmZl-yeQ/s200/soldato.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 177px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 142px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Dario&lt;br /&gt;La Missione&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E l’acqua colpisce il viso tratteggiandolo: zigomi alti come la fronte, capelli lunghi e castani, occhi dello stesso colore, pizzo lungo quanto basta. Ci vuole un po’ a togliere la polvere dai capelli e dal viso ma adesso sono accettabili. Ancora però il cuore batte, forte. Che spavento! La caduta è stata inaspettata ma è successa e l’addestramento è servito a non farla diventare più grave. Un mezzo sorriso colora con il bianco dei denti perfetti il viso rosa pallido.&lt;br /&gt;La divisa non ha strappi, quindi è ancora in buono stato.&lt;br /&gt;Lentamente, com’è suo uso, lo splendido cavallo Achille mi s’avvicina e strofina il muso contro la mia mano. M’alzo dal bordo del laghetto e guardo il mio compagno equino negli occhi grandi, adesso tranquilli ma intensi come al solito. Ora so che lui sta bene e sto decisamente meglio anch’io. M’assicuro che la spada sia nel fodero, così come il coltello e rimetto il fucile a tracolla, dopo averlo preso da terra. Quindi apro la sacca dietro la sella del mio compagno e cerco finché scopro che il messaggio è là dentro al sicuro. Infine avvicino la mano destra alla folta e lunga criniera di Achille. Mentre l’accarezzo, sento che il suo cuore batte come il mio. Forte.&lt;br /&gt;In viaggio da due mesi percorriamo un aspro territorio collinare e sabbioso fra bande di nemici allo sbaraglio ma comunque pericolosi qualora ci beccassero. La mia missione è importante, o per lo meno così m’è stato detto, visto che in realtà dobbiamo, Achille ed io, consegnare un messaggio. Gli ordini sono precisi e non ho domandato il perché al Comandante cui sono legato da tre giuramenti, tra i quali il più importante è quello d’obbedienza (né mi penso minimamente di leggere il messaggio). Non posso però evitare di pensare ai miei confratelli ancora arroccati dentro la fortezza di Acri. Sarei più a mio agio a combattere tra di loro, ma ho ordini precisi e non intendo contravvenire solo perché il mio orgoglio me lo urla: sono qui perché il Comandante ha deciso che tra tutti ero il migliore per questa missione. Quindi, senza fare quei segni che la vera fede non ritiene necessari, m’afferro alla sella con entrambe le mani, metto il piede sinistro nella staffa del cavallo e, ricacciando il magone, HOP, sono di nuovo in groppa.&lt;br /&gt;Jericho non è distante ormai e, con quella città, la fine della missione. Spero di arrivarci vivo ma la Divinità farà ciò che vuole. Innalzo una preghiera a lei e m’assicuro quindi di sentire il suo Spirito risiedere in me. Prendo in mano le redini, do' un buffetto sul sedere di Achille, e partiamo al galoppo insieme. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXkyoxPaxI/AAAAAAAAAR4/wU7CpKWZdrw/s1600-h/zingara7hkue8.png"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5261863298240834322" src="http://1.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXkyoxPaxI/AAAAAAAAAR4/wU7CpKWZdrw/s200/zingara7hkue8.png" style="cursor: hand; float: left; height: 174px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 131px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Lidia&lt;br /&gt;Echanges&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;Allora, quando nelle mie lunghe&lt;br /&gt;giovanili notti insonni, ti vedevo, ogni sera, camminare lungo quella&lt;br /&gt;mia strada solitaria,&lt;br /&gt;donna sconosciuta che felice cantavi nel silenzio&lt;br /&gt;a te amico&lt;br /&gt;ubriaca di poco amore,&lt;br /&gt;oh, si, io ti ho invidiata.&lt;br /&gt;E sognavo di essere anch’io libera come te ;&lt;br /&gt;e di poter amare e sbagliare e andare via per ricominciare ad amare.&lt;br /&gt;Oggi , ti penso ; e libera di essere me stessa,&lt;br /&gt;immagino di essere un’altra ancora per te.&lt;br /&gt;Per ringraziarti della tua compagnia.&lt;br /&gt;Chiudo gli occhi stanchi del sole di agosto e ti prendo per mano&lt;br /&gt;e ti porto con me su una barca di veli.&lt;br /&gt;Sono una regina.&lt;br /&gt;E tu non sei più una vecchia,&lt;br /&gt;ma la mia piccola principessa bionda. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXkx3HVkaI/AAAAAAAAARo/2kGz3tna1wI/s1600-h/bancarella.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5261863284911739298" src="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXkx3HVkaI/AAAAAAAAARo/2kGz3tna1wI/s200/bancarella.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 190px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 134px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Pino&lt;br /&gt;Anche un bibliofilo può sbagliare&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sono stato stampato nel 1960 e, appena giunto nella libreria del centro storico, uno studioso, vero amante dei libri, dopo avere letto la prefazione, mi ha comprato subito. Da quel giorno sono vissuto in quella bellissima casa, mi trovavo a mio agio in uno splendido mobile, una libreria “a giorno” stile liberty. In famiglia sono stato letto e riletto da tutti e il figlio più piccolo, il mio lettore preferito, ha voluto finanche foderarmi. Devo ringraziarlo, mi ha fatto un gran bene.&lt;br /&gt;Non sono mai andato in prestito, mi hanno sempre custodito bene; ma non potevo mai immaginare che un giorno mi sarei ritrovato sulla bancarella di un mercatino dell’antiquariato.&lt;br /&gt;Come sia successo non lo so; mi pongo sempre con rammarico questa domanda e tutte le volte che vengo esposto sulla bancarella mi arrabbio così tanto che quando il venditore mi mostra a qualcuno vorrei che il mio testo fosse scritto d’inchiostro simpatico; perché proprio a me doveva capitare?&lt;br /&gt;Tu lettore, che stai leggendo questa mia lettera, se ami la lettura e ti piace conoscere i segreti dell’arte io te li svelerò con una semplicità unica, vieni pure a trovarmi al mercatino dell’antiquariato che tengono di mattina in piazza l’ultima domenica del mese: comprami, non te ne pentirai.&lt;br /&gt;Come farai a trovarmi? semplice, sono l’unico libro con la copertina foderata.&lt;br /&gt;Ti aspetto. Quanto sarebbe bello se tu potessi riportarmi in una piccola biblioteca: il mio posto è là, sistemato insieme ad altri libri, alla portata di tutti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXkyfeTExI/AAAAAAAAARw/vnnEaxgmoJ0/s1600-h/zanzara_1.gif"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5261863295745463058" src="http://4.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXkyfeTExI/AAAAAAAAARw/vnnEaxgmoJ0/s200/zanzara_1.gif" style="cursor: hand; float: left; height: 138px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 122px;" /&gt;&lt;/a&gt;Il testo di Patrizia&lt;br /&gt;Immaginati&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sono un insetto, che mi sviluppo nell’acqua, con corpo snello, arti e antenne filiformi, ho delle ali funzionanti che mi sostengono nel volo e un apparato boccale che fa da acuto pungiglione. Ecco, sto entrando in un appartamento dalla finestra della cucina, fin qui tutto bene. Appena entrata mi poggio sulla parete del muro e attendo che qualcuno mi si avvicini, ma se ciò non capita mi avvicino io stessa e attacco col mio pungiglione il primo malcapitato che grida: - Ah, maledetta zanzara!&lt;br /&gt;Anche di notte quando la gente dorme il mio pungiglione colpisce. Che fortuna lavorare indisturbati! Pensavo ciò, visto che molte colleghe hanno trovato la morte.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6785046864892185440-8020418390025764654?l=universaliapietrediscarto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/feeds/8020418390025764654/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6785046864892185440&amp;postID=8020418390025764654&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/8020418390025764654'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6785046864892185440/posts/default/8020418390025764654'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://universaliapietrediscarto.blogspot.com/2008/10/libreria-universalia-luned-13-ottobre.html' title='13 ottobre 2008'/><author><name>Libreria Universalia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07419138832187455091</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/TRmYgXohduI/AAAAAAAAExQ/NJNRnO44H54/S220/uva.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_2BOtwpIXgRQ/SQXl4fB5n2I/AAAAAAAAASA/i8sSw1Fhkgk/s72-c/primoincontro-big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
